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Nuova associazione per le Dimore storiche
L'idea, di per sé, è già una sfida: unire i Comuni e i privati (entrambi proprietari di palazzi storici) per costruire una rete di dimore storiche della provincia per valorizzare queste ultime, farle conoscere e, dunque, sviluppare cultura e turismo. Parte da questo principio ispiratore il lavoro, avviato a dire il vero già da anno, che ha portato all'istituzione dell'associazione "Dimore storiche della Valtellina e della Valchiavenna", come sezione della "Associazione ville, dimore e corti lombarde". In tutto sono nove i palazzi pubblici (Sertoli Guicciardi di Sondrio, Cucò di Teglio, Vertemate Franchi, Pestalozzi e Pretorio di Chiavenna, Malacrida di Morbegno, Besta di Bianzone, Foppoli di Tirano e Omodei di Sernio) dieci quelli privati (Omodei-Marinoni, Torelli, Merizzi, Mazza, Casa Andreas di Tirano, Salis di Chiavenna, Valenti di Talamona, Azzola Guicciardi e Piazza Giacomoni di Ponte, Parravicini Juvalta di Villa di Tirano) che, ad ora, hanno dato la propria adesione. «È una fatica in cui crediamo quella di legare pubblico e privato, perchè il patrimonio storico dei palazzi deve essere salvaguardato e valorizzato» ha detto ieri alla presentazione del sodalizio, Libero Corrieri, già Soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici -. Occorre riconoscersi nella memoria collettiva resistendo alla società degli ?usa e getta?, dimostrando di potersi opporre a questo continuo consumo del territorio». Come? La risposta l'ha data il presidente della ?Associazione ville dimore e corti lombarde?, Valerio Villoresi: «Ciascuno è chiamato a mettere nel piatto le bellezze di casa propria, in modo che l'appassionato le conosca con un ritorno turistico per il territorio. Il futuro dell'Italia è legato all'arte, ai prodotti enogastronomici, alla moda e al design. Questi sono gli elementi che porteranno turismo, ma difficilmente una dimora storica vive da sola, non è attrattiva sufficiente per creare flussi di turismo. Vogliamo sfruttare l'effetto globalizzazione e creare reti per far rivivere luoghi e borghi dove sono ubicati i palazzi e comunicare la storia dei paesaggi e delle famiglie che li hanno abitati». Appoggio all'iniziativa viene dal presidente della Provincia di Sondrio, Luca Della Bitta, che ha elogiato la dimensione provinciale dell'associazione, mentre il sindaco di Tirano (cittadina con il maggior numero di palazzi privati presenti nell'associazione), Franco Spada, ha sottolineato il lavoro in atto da tempo a Tirano che punta a diventare città d'arte e di storia, com'è stato nel suo passato. «Non siamo più abituati a valorizzare il patrimonio esistente, invece, la conoscenza porta ad innamorarsi di quello che si ha ? ha affermato -. Aprire i palazzi e creare un percorso in un contesto di rete, potrà dare uno sviluppo alla nostra città e alla Valtellina e Valchiavenna». Certo, come ha fatto presente, Gianluigi Garbellini (palazzo Omodei-Marinoni a Tirano) i palazzi sono l'identità di una città, «il proprietario è invitato a rendere libera la fruizione del suo bene senza gelosia, ma con uno slancio di generosità verso il proprio paese e città offrendo visite guidate od ospitalità in occasione di eventi».
Il progetto è, dunque, ai nastri di partenza e si conta anche sulla buona volontà del volontariato. «Spero che l'intervento delle amministrazioni pubbliche stimoli la partecipazione dei volontari che sono la chiave di volta per tenere aperte le dimore», ha rimarcato l'assessore alla Cultura del Comune di Tirano, Sonia Bombardieri. Un po' come succede a Chiavenna dove c'è già una forte collaborazione con le associazioni culturali, come ha concluso l'assessore chiavennasco, Lorenza Martocchi.
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