"Grazie don Augusto!"
È stato scelto il giorno del Corpus Domini, ad indicare la “vita donata” proprio come quella del prete e di ogni cristiano, per festeggiare ad Aprica l'ormai ex parroco, don Augusto Azzalini, per il quale - dopo 53 anni di servizio e 26 di ministero di parroco ad Aprica - è arrivato il momento del meritato riposo. Prima della celebrazione tenutasi al santuario di Maria Ausiliatrice, voluto e costruito dal parroco, il sindaco, Carla Cioccarelli, ha ringraziato don Augusto per la collaborazione avuta in questi anni precisando che il velo di tristezzaè superato dal fatto che don Azzalini resterà comunque ad Aprica come «parroco emerito» (il 21 giugno ci sarà l'ingresso del nuovo parroco don Claudio Rossatti).
Sobria la cerimonia, animata dal coro di Maria Ausiliatrice, che, per voce di Elisa Muti, ha ringraziato il don per il sostegno, la guida, il costante appoggio offerto in questi anni di apostolato. «Vogliamo dirle grazie nel modo che ci è più familiare – ha detto Muti -, affidandola con il canto dell'Ave Maria alla nostra Madre celeste, perchè la protegga, le doni serenità e pace». Particolarmente sentito e commosso il saluto che la comunità ha espresso al termine della celebrazione nel pensiero letto da Barbara Negri. «Sei un uomo di poche parole, certi aspetti del tuo carattere non sono semplici, ma quelli che oggi sono qui presenti ti hanno compreso, apprezzato e accettato così come sei, come del resto hai fatto tu nei nostri confronti – ha affermato a nome di tutti -. Hai condiviso la nostra vita: gioie, dolori, fatiche e speranze e, soprattutto, quanta preghiera offerta per ognuno di noi, quanta grazia mediata, quanta lucida direzione spirituale. Ognuno può dire di avere trovato in te il pastore, un maestro, un amico, un confidente, un padre, sempre pronto ad incoraggiare, sempre dimentico di sé per amore. Hai battezzato molti di noi, ci hai iniziati alla fede, hai benedetto le nostre nozze, poi hai battezzato i nostri figli, hai accompagnato molti dei nostri cari nel ritorno alla casa del Padre. Ventisei anni rappresentano un ciclo importante nella vita di ognuno, un periodo nel quale si elaborano tanti progetti, anche se non tutti però si riescono a realizzare. Certo la comunità in alcuni momenti ti ha aiutato nella loro attuazione, mentre in altri non è stata capace». In particolare un grazie è stato rivolto al don per aver insegnato il valore della comunità, come di una grande famiglia, per aver educato all’amore alla Chiesa e al senso di responsabilità in essa, alla bellezza del dono di sé.
È seguita la cena insieme ad amici e famigliari con il taglio della torta rappresentante su un lato don Augusto da giovane a Lovero nel 1956 quando dava una mano nei campi e sull'altro la scritta “Aprica 2015. Ora è tempo di mietere”. Per finire un dono da parte della comunità: un viaggio in Bolivia dove opera il nipote di don Augusto, il missionario don Stefano Mazza.
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