Il sogno è un punto verso cui arrivare?
Il sogno è un punto verso cui arrivare o è qualcosa di astratto?
Sta tutto qui il senso della rappresentazione “Stella cieca”, dramma contemporaneo dell’autore russo Nikolay Rudkovski, portato in scena al salone dell’oratorio di Teglio giovedì sera all’interno del Teglio Teatro Festival Valtellina, quinto spettacolo in gara. E se il sogno implica di per sé una dimensione che va oltre la tangibile e razionale realtà, naturale che lo spettacolo sia particolarmente carico di simbologie, di rimandi surreali e, in alcuni punti, di difficile comprensione per lo spettatore non preparato sul testo.
Il sogno – che corrisponde a reconditi desideri di libertà – è il filo conduttore, ma dietro c’è tutto il dramma delle relazione personali e famigliari, spesso in balia del più forte, dell’amore viscerale più per se stessi che per l’altro. E così che a Ena – un’intensa Marina Martinelli - un sogno avvisa che qualcosa di spaventoso accadrà alla sua famiglia e l’avvertimento si concretizza quando la stella cieca (Simona Micheletti) fa inaspettatamente ingresso in casa sua. Ena, madre volitiva e possessiva, è contraddistinta dal nero. La stella cieca è un essere enigmatico, quasi alieno, che scardina false certezze, insinua dubbi e stimola riflessioni in tutti i componenti della famiglia. E’ potente nelle sue azioni, ma sembra un pulcino indifeso, vestito da ballerina con un tulle bianco stropicciato. Il compito della stella è quello di liberare Kin, il figlio interpretato da un bravo Stefano Pirovano, dalle sue ossessioni, dal rapporto con la madre e la fidanzata (Alena Vaitsiashonak, pure regista dello spettacolo), che lo tengono imprigionato. Nia (Fabiola Tentori), la sorella di Kin, sarà la prima a seguire l’invito della stella cieca. Corre per raggiungere il treno che la porterà lontano, corre verso i suoi sogni. Quel treno non lo raggiungerà mai. Kin capisce che la stella cieca è lì per lui, ma la madre cerca di dissuaderlo. «Il futuro è come il tuo bambino. Lo vuoi, ma non sai come crescerà. Il passato e il presente sono come i tuoi fratelli…». E ancora «le certezze riscaldano», dice Ena, mentre Kin replica: «Ma quando fa sempre caldo, sogni la neve». Alla fine Kin se ne va dietro quella parete nera che nasconde la porta. La porta, parola chiave dello spettacolo, che nasconde forse la libertà?
Non è scontata la risposta, ma lo spettacolo – in cui la regista bielorussa ha voluto inserire nei dialoghi la lingua originale - giustappunto vuole stimolare riflessione nello spettatore e l’intrusione degli attori che pongono domande al pubblico lo dimostra.
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