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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 17-12-12, 08:18   #1
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Predefinito We are ugly, but we have the music

Mattoni rossi, dodici piani, una storia infinita; corridoi come i gironi dell’Inferno dantesco, ma un’atmosfera a volte da Paradiso. Al Chelsea Hotel di New York la beat generation ha dormito, sognato, creato. Un luogo simbolo carico di storie e di vite che, a volte, «sono un insulto al cervello», come ha detto Massimo Cotto per l’appunto nello spettacolo “Chelsea Hotel” andato in scena giovedì sera per Sondrio Teatro.
Anche questa volta la rassegna teatrale cittadina ha sperimentato un genere diverso, che ha raccolto gli applausi del pubblico, portando sul palco un giornalista (Cotto) che ha proposto la sua ricerca musicale su uno dei luoghi più mitici sulla 23esima strada della Grande Mela, dove Andy Warhol ha girato il suo film “Chelsea girls”, Lehonard Cohen ha ricordato la sua storia d’amore con Janis Joplin in “Chelsea hotel #2”, Jack Kerouac ha scritto “On the road”, pare, sui fogli di un rotolo di carta igienica. Insieme a Cotto un bravissimo Mauro Ermanno Giovanardi, ex frontman dei La Crus, e il musicista Matteo Curallo.
Cotto non recita, racconta. A suo completo agio sul palco, propone agli spettatori il suo appassionato studio, sciorinando frotte di dati e numeri, una baraonda di storie di cantanti, artisti, attori dalle vite dannate. «Basta sniffare la moquette del Chelsea per farsi di eroina», dice. Un luogo dove «ognuno si fa i fatti suoi», dove i corridoi sotterranei servono per far passare gli spacciatori, dove si dice che un fantasma di notte faccia andar su e giù il montacarichi dell’ascensore.
E poi ci sono i pezzi di vita. Se quelle stesse pareti potessero parlare, racconterebbero di Patti Smith e Robert Mapplethorpe, di Charles Bukowski, di Arthur Miller ed Edith Piaf, di Andy Warhol e Madonna. Sid Vicious lì accoltellò e uccise la sua ragazza Nancy Splungen. E Sid Vicious lì, un anno dopo, morì. E ancora Dylan Thomas vi si ubriacò fino a collassare. A fare da colonna sonora a questa suggestiva carrellata di personaggi e avvenimenti, la straordinaria voce di Mauro Giovanardi, capace di passare da “My way” di Sinatra nella rivisitazione di Sid Vicious a “La vie en rose” della delicatissima Edith Piaf senza soluzione di continuità.
Alla fine Cotto si avvicina al pubblico e racconta il “suo” Chelsea. Ci andò nel 1999, chiese la camera 100 ma ne ottenne un’altra, «bellissima con un rubinetto che gocciolava». Di notte non riusciva a dormire e decise di andare a parlare con il portiere, ma in corridoio «ho pensato di morire quando ho visto uno con la scimitarra». Si stava esercitando di notte. Si è dimenticato del portiere ed è uscito fuori: nevicava. Si è sentito un re. Lui che può scrivere di musica e nutrirsi di musica. Dopo tutto, per finire con Cohen, “we are ugly, but we have the music” (siamo brutti, ma noi abbiamo la musica).
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