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Anche Leonardo da Vinci visitò i crotti
Tra i personaggi illustri che nel corso della storia visitarono i crotti della Valchiavenna, vi fu anche Leonardo da Vinci, che alla valle dedicò nove righe nel “Codice atlantico”, con grafia speculare, da destra verso sinistra, come egli usava.
Era l’ultimo decennio del Quattrocento quando l’artista e genio del Rinascimento italiano, allora al servizio del duca effettivo di Milano Ludovico il Moro, fu in Valchiavenna. Lo scopo fu quello di verificare il comportamento del fiume Mera che, all’epoca, prima di gettarsi nel lago di Como, si mischiava con l’Adda, di cui Leonardo stava studiando la navigabilità.
Si tratta di appunti databili al 1490, dove Leonardo parla del Mera, alimentato da belle cascate e dove si conduceva per fluitazione molto legname, proveniente dai boschi di abeti, larici e pini sui pendii delle montagne altissime e ripide, tanto che per catturare gli orsi d’inverno, egli annota, i cacciatori salivano “a 4 piedi”, cioè carponi. Ma c’erano pure daini, stambecchi e camosci, insieme agli uccelli d’acqua detti marangoni, cioè i cormorani. In chiusura Leonardo annota: “truovasi di miglio i[n] miglio bone osterie”, cioè i crotti, di cui rimase particolarmente colpito, e che rappresentano una peculiarità della Valchiavenna e di poche altre località italiane e svizzere, per cui si vorrebbe chiederne il riconoscimento all’Unesco come patrimonio dell’umanità.
A tal proposito, mercoledì 12 dicembre, con inizio alle ore 18, nella Sala delle Acque del Bim in via Lungo Mallero Diaz 18 a Sondrio si terrà la presentazione del libro “Crotti di Valchiavenna”, edito da World Images di Sondrio e curato dal presidente del Centro di studi storici valchiavennaschi Guido Scaramellini. Il volume è ricco di fotografie a colori scattate dall’apprezzato e noto fotografo sondriese Livio Piatta e si apre con le presentazioni del presidente dell’Accademia del pizzocchero di Teglio Rezio Donchi e del dottor Gianfranco Avella, magistrato già procuratore della Repubblica a Sondrio. Segue una corposa parte storica dello stesso prof. Scaramellini, un testo del geologo comasco Alessandro Ciarmiello che prende in considerazione il fenomeno del “sorèl”, spiraglio naturale che caratterizza il crotto, da cui esce una corrente d’aria a temperatura pressoché costante. Oltre a costoro, gli altri due autori del volume sono don Remo Bracchi, che parla dell’etimologia del crotto, e l’architetto gordonese Cristian Copes, che si è soffermato sull’architettura del crotto nelle sue varie tipologie e sfumature.
L’iniziativa editoriale è stata patrocinata dal Centro di studi storici valchiavennaschi e dall’Accademia del pizzocchero di Teglio, e sostenuta dal Credito Valtellinese, dal Bim, dalla Comunità Montana della Valchiavenna, dal Comune di Chiavenna e da diversi privati. Costituito da 320 pagine, oltre ad avere i testi in italiano il volume, particolarmente raffinato, contiene anche una traduzione in inglese, a cura di Alessandro Ferretto di Como.
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