Imparare a leggere le etichette quando si compra!
Cinquanta miliardi di euro all’anno di prodotti agricoli italiani spacciati per made in Italy, ma che in realtà non lo sono. A tanto ammonta la frode alimentare in base al dato enunciato da Ermanno Coppola, responsabile dell’ufficio qualità e certificazione della confederazione nazionale Coldiretti Roma. Da qui il richiamo a rivolgersi ai prodotti agricoli della filiera corta, a km 0. Se n’è parlato giovedì sera alla Masun della contrada Beltramelli nell’annuale convegno che Coldiretti organizza in apertura della Sagra della mela e dell’uva. Un incontro rivolto, per il primo anno, a tutte le persone (non solo agli addetti ai lavori) per sensibilizzare sul corretto acquisto di quanto consumiamo. «Produciamo cibo, non derrate alimentari – ha detto il direttore di Coldiretti, Emanuele Ghirardelli -, nel cibo ci sono l'uomo, la cultura e il territorio. Valori immateriali che fanno la differenza fra alimento e cibo. Questo discorso è, però, minacciato da varie contraffazioni più o meno legali, più o meno nascoste. Al contrario chi mangia deve avere la possibilità di scegliere fra prodotto tipico o prodotto industriale». Per farlo ci vuole conoscenza da parte del consumatore, ma ci vuole soprattutto correttezza da parte di chi produce. Qualche indicazione è stata fornita da Coppola. «Da più di 12 anni abbiamo lanciato una campagna volta a far capire alle persone quello che contiene il cibo – ha detto - . Per mangiare sano bisogna essere informati, partendo dall'etichetta che dovrebbe essere una sorta di carta d'identità. L’etichetta deve essere chiara, con caratteri leggibili, indelebili, facili da leggere. Insomma non ci vogliono gli occhiali per leggere e l’etichetta non si deve sbiadire». Nel caso dei prodotti pre confezionati, come la pasta o il riso, le informazioni che devono essere riportate sono denominazione di vendita, definizione del prodotto, elenco degli ingredienti, termine minimo di consumazione o data di scadenza, quantità netta, nome o ragione sociale o marchio del fabbricante o venditore, lotto di produzione che permette di identificare la partita venduta (importante in caso di recupero di una partita andata a male), modalità di conservazione, utilizzo e istruzioni per l'uso, luogo di origine o provenienza, quantità di taluni ingredienti. Questi sono alcuni elementi per «sentirsi sicuri» quando si acquista. Gli alimenti, cioè, devono essere adeguatamente identificati per agevolarne la rintracciabilità.
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