Quei biglietti lanciati dai finestrini...
“Al Penone Mosé. Novate Mezzola per Codera. Caro padre, strada di Germania, sono sano e salvo, figlio …”. Ma il nome del figlio non si conosce. Il biglietto in fondo è rotto.
E’ una delle chicche esposte alla mostra “La Resistenza dimenticata” – Gli internati militari italiani in Germania 1943 – 1945”, che la sezione valtellinese degli Alpini promuove come primo allestimento di quelli in programma nel 2012 per festeggiare il 90esimo anno di fondazione.
Il foglietto è uno dei famosi biglietti che i soldati italiani (in tutto 600mila) e valtellinesi (4.500) buttavano dai treni quando nel 1943 sono stati fatti prigionieri e portati nei campi di concentramento di Germania, Polonia, Russia. La gente, questi biglietti, li raccoglieva e li portava alla Croce Rossa che si impegnava a farli recapitare alle famiglie. Per mesi questi foglietti, oggi ingialliti, sono stati l’unica testimonianza che i propri cari fossero ancora vivi. Alla mostra, inaugurata ieri alla sala Ligari della Provincia, sono esposti 550 fra cartoline e documenti degli 850 che l’alpino chiavennasco Edoardo Mezzera, già collezionista di militaria, filatelia e numismatica, ha raccolto negli anni con uno scrupoloso e appassionato lavoro di ricerca e studio.
Ed è Mezzera ad indicarci un altro documento al quale è particolarmente legato: la cartolina del 10 settembre ‘43 da Merano che riporta nel testo “Siamo per ora consegnati in caserma sotto la guardia di alcuni tedeschi. Non sappiamo ancora le decisioni che saranno prese. Gli ufficiali hanno lasciato le armi. In poco speriamo di tornare a casa”. «Questo è il necrologio dell’esercito italiano in due righe – commenta il curatore della mostra -. Alcuni tedeschi hanno fatto prigioniero un battaglione e gli ufficiali sono scappati. Questa cartolina l’ho trovata in un mercatino e ho fatto i salti di gioia quando l’ho vista». Mezzera, infatti, ha girato e gira i mercatini – anche quelli on line – dove con pazienza e occhio clinico ricerca fonti per arricchire e completare il suo lavoro. Ha contattato molte famiglie e molte hanno contattato lui, dove essere venute a conoscenza del suo studio.
«La genesi di questa raccolta è strana – racconta l’alpino -. È nata da mio incontro con ex prigioniero di guerra di Chiavenna in Germania che mi ha raccontato la sua storia. Da lì, e forse al contrario rispetto a quello che si fa di solito, partendo da quella storia ho cominciato a cercare i documenti. Un collezionista mira alla storia completa e in questa mostra ci sono tutti i campi di concentramento in Austria, Germania, Polonia, Russia e un campo di passaggio di prigionieri destinati alla Germania a Trieste, in cui sono stati prigionieri i soldati italiani».
La mostra è divisa in due settori: il primo racconta il momento della cattura e la comunicazione ai famigliari, il secondo tutti i campi divisi per regione. «I nostri valtellinesi sono stati sfortunati perché erano alpini della Tridentina in Alto Adige dunque sono i primi ad essere stati presi», prosegue Mezzera che ha raccolto i carteggi fra prigionieri e i loro famigliari dal ’43 al ’45. Con i prigionieri ancora viventi e i loro parenti il collezionista studioso ha poi parlato. «Queste persone – dice – sono state il nocciolo della mia preparazione storica. Non ho imparato sui libri, ma da loro. Questa collezione la si può leggere come una storia, ma non è una storia facile». Nella mostra bisogna soffermarsi, meglio in diversi momenti, per comprendere la complessità dei sentimenti e delle parole che si trovano scritte. Non è retorica questa. «È la Resistenza dimenticata – chiosa il presidente sezionale degli alpini, Alberto Del Martino -, ma noi non vogliamo dimenticarla, perché ha dato voce alla nostra libertà e democrazia». La mostra resterà aperta fino al 3 maggio dal lunedì al venerdì 10-12, 16-18, il sabato 10-12 (chiusa il 22,25 e 29 aprile, il 1° maggio).
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