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Vecchio 25-03-12, 09:47   #1
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Predefinito Si inaugurano le Vetrine della Valmalenco

Mercoledì 28 marzo nella sala conferenze del Museo di Sondrio, alle 17, si tiene l’inaugurazione della vetrina della Valmalenco. Si tratta di una vetrina, collocata nella sala romana del MVSA, con alcuni ritrovamenti avvenuti anni fa in Valmalenco, ma che meritano di essere conosciuti.
Alla presentazione della nuova iniziativa del museo del capoluogo in collaborazione con l’associazione Amici del museo della Valmalenco, interverranno Saveria Masa su “La via del Muretto” e Nemo Canetta su “I reperti romani al Museo della Valmalenco”. Il museo di Chiesa è chiuso da vari anni, deve essere riallestito e i tempi non sono brevi. Al museo di Sondrio, l'unico valutato idoneo per un allestimento archeologico, sono depositati tutti i materiali archeologici del territorio, compresi quelli degli scavi della Soprintendenza. Si tratta di un deposito per la valorizzazione. «In base a un accordo deliberato nel 2007 peraltro – annuncia la direttrice del MVSA, Angela Dell’Oca - il museo di Sondrio e quello di Chiesa stanno avviando una fattiva collaborazione per la messa in rete futura dei due musei, in un percorso di collaborazione e vicinanza territoriale oltre che di cordiale amicizia, con i fondatori del Museo e con gli amministratori di alcuni comuni della Valmalenco».
Venendo agli oggetti che saranno presentanti nella vetrina, bisogna sapere che nel 1880 alla parrocchiale di Chiesa, nello scavo per l’albergo Olivo l’ingegner Orsatti recuperò due lucerne in terracotta, uno spillone in argento, quattro monete in bronzo, una catena di ferro e un’elsa di spada di età romana. Nel 1970, al momento della donazione al museo della Valmalenco, la catena e l’elsa erano perdute, per un furto scomparve anche lo spillone. La scoperta poteva indicare la presenza di un piccolo insediamento, forse una statio (luogo di sosta attrezzato), connessa alla trafficata via del Muretto dove si ha notizia di altre monete romane o del resto di un corredo funerario. La datazione pone dei problemi: il sesterzio di Giulia Mamea (230 d.C.) e i tre follis di Licinio (313 d.C.) indicano un periodo di “romanizzazione” del territorio valtellinese, mentre le lucerne anticipano questa presenza tra il I sec. d.C. (lucerna con l’imperatore Galba) e il I sec a.C. (“tipo Esquilino”). Utilizzata nell’area del Mediterraneo per il suo basso costo e la sua funzionalità, la lucerna, alimentata con olio d’oliva puro o misto a sego, era composta da un serbatoio e un piccolo beccuccio con uno stoppino di fibra vegetale. La diffusione in Valtellina è estremamente limitata per carenza di combustibile; l’abbondanza di legno e resina permetteva l’utilizzo di più pratiche torce.
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