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Vecchio 26-02-12, 18:14   #1
elisabetta polatti
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Data Registrazione: 14-11-10
Località: APRICA
Messaggi: 14
Predefinito La cattedrale di Chartres

Ci sono momenti
nell’esistenza in cui il tempo
e l’estensione sono più profondi,
e il sentimento dell’esistenza
è immensamente aumentato.
Charles Baudelaire

Ma cos'è quella forza che mi attira là, che mi m’immerge dentro una realtà impalpabile facendomi evadere dalle prigioni del pensiero proiettandomi dentro un'onda di emozioni ?
Sento la fisicità trasformata dentro un flusso d'energia che spalanca corrispondenze , dinamismi e che mi fa muovere, come calamitata, verso qualcosa che c'è ma non appare agli occhi se pure aperti ,come se l’esistente assumesse dimensioni diverse.
Quando lo sguardo non si ferma sulla superficie ma si dilata e si incunea dentro il tempo, come dice Baudeleaire, si perviene ad una esperienza singolare e profonda ed è questo che ho provato a Chartres, questo è il suo mistero …
La cattedrale di Chartres sorge su una collina elevata nel cuore del piccolo centro .La sua struttura s'impone leggera su tutto, armonica nella asimmetria apparente dei vuoti e dei pieni, è una presenza ineludibile, un richiamo costante.
Il suo campanile, la sua guglia svettano nel cielo mutevole di aprile, bucando l'orizzonte, raccogliendo ,canalizzando energie che la sua anima di pietra proietta intorno creando ,direi un campo magnetico che ti stacca da ogni contesto .
Da lontano la scorsi nel pomeriggio inoltrata e subito sorrisi ..poi, senza pensare, puntando gli occhi alla guglia di ovest ,diressi sicura i miei passi nell'ora più calma, quando il crepuscolo dirada ogni presenza. Ed eccola, ed io ai suoi piedi, incantata- ..
Cammino con lo sguardo dentro la pietra ,scrutando ora un dettaglio, ora gettando un abbraccio d’insieme quasi a volerla bere tutta d'un fiato. Camminavo ...e camminavo girandole attorno non so quante volte continuando a percorrere il suo perimetro più volte. Non mi stancavo mai, quasi a voler imprimere dentro me il solco antico delle sue fondamenta, e poi elevare nel mio spirito, ad una ad una le sue pareti, quasi che la sua presenza si costruisse dentro di me.
E cosi ogni giorno dei tre giorni che mi separavano dal Lunedì dell'Angelo in cui l'avrei lasciata, ogni mattina ero lì, puntuale ad una promessa tacita.
La selva di sculture di pietra pian piano si diradava e un volto ,una figura, una colonna,un fregio balzavano più vivi dentro il mio sguardo portandomi indietro ,staccandomi dal tempo che mi scorreva intorno, proiettandomi in quell’arco arco di pietra innalzato sul mondo.
Ogni tanto, quasi a voler riprendere fiato , mi allontanavo nel perimetro intorno, percorrevo le stradine tranquille che discendono ripide il colle, gustavo la quiete raccolta, le case antiche, il lastricato di pietra delle strade che si dipartono a raggio dal cuore di Lei, della Signora di Chartres –
Il verde ovunque ,.il profumo dei fiori nei giardini curati, l'assenza di traffico, Il gironzolare di alcuni passanti, le bancarelle dei rigattieri, i tranquilli caffè ..mi distraevano un poco come un sereno corollario ,un inserto , una cornice profana a quel centro possente di forza.
.Ma poi, come se il mio ago la puntasse , sempre i miei passi volgevano a Lei che, immobile al centro della rosa dei venti , catturava ogni mia domanda guidando i miei passi sui suoi fianchi, sulle sue gradinate di pietra, a sud a nord, a ovest ,facendomi esplorare il sopra,il sotto ed infine invitarmi ad entrare.
.Era il venerdi di Pasqua.la prima volta che varcai la soglia da nord…
Subito m’ avvolse la penombra e iniziai a percorrerla tutta . Un certo disorientamento mi prese, non riuscivo a visualizzarne la pianta: l’intrico di colonne,la penombra mi toglievano ogni riferimento, non capivo se mi trovavo a nord, ad est o ad ovest..tanto era complesso quel vuoto pieno in cui mi ritrovavo . Mi sembrava di brancolare. Nella semi oscurità ..percepivo solo i singoli dettagli, i frammenti di quel tutto che pian piano, ad ogni nuovo mio giro esplorativo, prendevano un posto, una collocazione nella mia mappa mentale. Ma mi sfuggiva l’insieme per questo continuassi a camminare con gli occhi dentro ogni dettaglio.
Ogni tanto,quasi a raccogliere tutto il molteplice in me, mi mettevo a sedere., lo sguardo vagava , ora non vedeva che l’alto, il vuoto dove la mia anima quasi galleggiava. Trascorse non so quanto tempo poi cercai il mio compagno di viaggio ma non lo trovai., lì dentro ognuno viaggia da solo ed è fuori dal tempo.
Mi riscossi ed uscii richiamata alla realtà da questa mancanza.
Era la mattina, il Sabato Santo quando entrai di nuovo dal portale nord.....
Vagavo nella selva dei pilastri delle tre navate ...immerse nell'ombra, quando ancora i rosoni tacciono e il silenzio t'avvolge nel canti di un'ombra che tace-
Sostai sedendomi su una panca ad aspettare non so, forse me stessa, mentre uno sparuto gruppetto officiava nella navata laterale, in cui avevo trovato posto, se pure un poco discosta, l’ufficio delle tenebre.
I canti gregoriani si disperdevano sfumando nel vuoto ,salivano, ritornavano,ovattando l’ombra con l’eco di una lingua lontana…
Non afferravo altro che quel senso raccolto di veglia ,di fiduciosa attesa..
Ritornai, ormai catturata, di prima mattina nel giorno di Pasqua.
Tenevo il mio cane in braccio e mi sedetti su una sedia impagliata nella navata nord dietro le poche fila di panche occupate da una trentina di persone..
Cullata dai canti della messa mattutina in gregoriano, osservavo il rosone di fronte orlarsi pian piano di luce. Di sbieco intravvedevo l’altare maggiore soprastato dalla volta stellata e rischiarato di lato dalle vetrate istoriate.
Tutto era in penombra poi, pian piano, i primi raggi di sole che saliva da est colpirono i vetri ancor muti E fu meraviglia il vederli accendersi piano del rosso, dello smeraldo, del blu cobalto e infine incendiarsi esplodendo nell'oro del rosone di fronte ..
La luce inesorabile inghiottiva l’ombra,e il freddo lasciava le colonne .E così il mio corpo prima raccolto, ora si distendeva al riflesso acceso dalla luce dell’ est ,dentro me ogni mia fibra splendeva iridata..
elisabetta polatti non  è collegato   Rispondi Citando
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