Alma, il fado raffinato
Il cineteatro Vittoria non è molto gremito (e chi non è venuto non sa cosa si è perso), ma Armando Corsi, virtuoso ed eclettico chitarrista genovese, non sembra accorgersi tali la partecipazione affettiva dei presenti e, soprattutto, la sua voglia di esibirsi. «Ogni concerto è come se fosse il primo», dice Corsi all’inizio. Eh sì, che ha 50 anni di musica alle spalle. Dunque quell’emozione che Corsi prova ogni volta che sale sul palco, quella stessa emozione è riuscito a regalare sabato sera a Ponte con il concerto “Alma” ovvero anima (titolo del suo ultimo progetto) all’interno della rassegna “Ponte in fiore” promossa da biblioteca e Comune.
Quasi due ore di musica raffinata, ossimoricamente colta e popolare insieme. Il chitarrista, solo sul palco, inizia con “Itinerari”, primo brano di sua composizione che dà il titolo anche al disco del 1996, per virare verso la musica latina, la sua passione in cui si ritrova nel modo di scrivere e di vivere e poi ritornare a due brani commoventi di Gino Paoli e Bruno Lauzi. L’assaggio non è male. La band comincia a completarsi con Marco Leveratto (chitarra) e un bravissimo Marco Fadda (percussioni) che lo accompagna in “Sia benedetto il Samba” brano facente parte del disco “Buena Serte” cui Lauzi mise un testo. Non può mancare l’omaggio a Ivano Fossati con cui, dal ’90 al ’94, Corsi ha condiviso la turnèe con “Mio fratello che guarda il mondo” e il brano strumentale di composizione a quattro mani “Sonatina”. Il quartetto si completa con l’entrata di Daniela Garbarino (voce) e si manifesta a pieno il nuovo progetto di Corsi dedicato al fado portoghese. Un affascinante excursus musicale che parte dal fado di Amalia Rodrigues fino al repertorio moderno e contaminato di Madredeus e Mariza, il tutto proposto attraverso la classe e la formidabile comunicatività di Armando e dei musicisti coinvolti nel progetto. «E’ un fado rielaborato – dice il chitarrista -, mantenendo però la linea melodica originale». Ma c’è spazio anche per un brano di un autore brasiliano, uno in dialetto genovese di De André, per Domenico Modugno. Uno stupendo “Assenzia” scritto da Goran Bregovic e interpretato da una cantante dell’isola di Capoverde. Sono quasi due ore che il quartetto suona, Corsi si gira verso i suoi compagni di viaggio e dice: «Bello!». E per il pubblico è bello, invece, vedere tanta passione e tanto divertimento per il proprio lavoro. Due bis – perfettamente in linea con il concerto, un brano genovese e uno latino – chiudono una serata gradevole e armoniosa.
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