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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 15-11-09, 21:43   #1
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Predefinito La "guerra" in casa. Il Teatro i la propone

E’ una bella scoperta il Teatro i a Milano, teatro rivolto con attenzione alla drammaturgia contemporanea e che quest’anno è dedicato al tema degli idoli; un’atmosfera fra il bianco e il nero è la caratteristica visiva di questo teatro, che dal 2008 è entrato a far parte del sistema dei teatri convenzionati del Comune di Milano (cartella stampa e ingresso del teatro con la stessa tonalità). Ma apparenze a parte – d’altra parte idoli non sono proprio ciò che appare alla vista? – ben confezionato è il programma della stagione 2009-2010 che unisce protagonisti affermati della scena italiana, nuovi gruppi diversi per percorsi e stili. La Compagnia degli Artefatti fra parte dei primi e presenta fino a venerdì prossimo “Spara, trova il tesoro e ripeti” di Mark Ravenhill, drammaturgo inglese per uno humour tutto inglese come si evince dal testo proposto. Otto gli episodi portati al pubblico del Teatro i in altrettante serate che hanno come filo conduttore la guerra contro il terrore intrapresa dall’Occidente. Bello sarebbe poter seguire tutte le otto sere per consentire al puzzle esistenziale offerto da Ravenhill e dalla compagnia diretta da Fabrizio Arcuri di comporsi, ma i 60 minuti dello spettacolo di sabato sera – quello che abbiamo seguito – intitolato “Delitto e castigo” è molto esplicativo del messaggio (o contro messaggio) che l’autore e, di converso, il regista hanno deciso di dare. Un’ora di teatro puro per pochi “eletti” (la sala non ha neanche 100 posti e sembra di essere nel salotto di casa ad assistere alla rappresentazione), dove lo sguardo e l’attenzione non devono essere troppo distratti da scenografie d’impatto. Quello che conta è la parola, che è forte, dura, crudele. Liz – hostess un po’ schizzata fra voli e notti insonni – in vestaglia parla con la vicina di appartamento Ruth. Anzi si lamenta con lei che ogni notte urla. Liz non riesce a dormire, lei che “trasvolando il mondo” ha bisogno di riposo. Lo spettatore sbircia la scena come se stesse spiando dal palazzo vicino a quello dove abitano Liz e Ruth. Un tendaggio a veneziana divide le due donne dal pubblico e tale rimarrà per tutto lo spettacolo, salvo essere chiuso al cambio di scena. Liz è balbuziente, fatica moltissimo a parlare e nel suo tentativo di far parlare Ruth, di capire cosa le succeda trasmette una tensione emotiva fortissima fra chi è seduto. Ruth c’è, ma non la si vede. E’ seduta di spalle con una maglia con il cappuccio sul capo. Non parla, al massimo allunga le braccia verso Liz per non farla andare via. Finché d’un tratto non compaiono due persone. Ma chi sono? Sul volto hanno maschere come quelle dei saldatori – e ciò inquieta, chissà cosa devono fare -, ma poi se le tolgono e, peggio ancora, indossano sotto maschere da clown. Ancora no, si tolgono la maschera e sono uomini. Uomini che maltrattano una donna. No, non è semplicemente così. Sono due occidentali che maltrattano una donna che sa degli “attentati”, ma non vuole parlare. Liz è sconvolta, ma se inizialmente accusa i due aguzzini alla fine con una catarsi al rovescio ella stessa da protettrice diventa quasi carnefice o, per lo meno, complice. Ruth viene malmenata, torturata e probabilmente uccisa e portata via. Il sangue che le esce dal capo scuote lo spettatore, le urla entrano nello stomaco, il pensiero sobilla nell’animo su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Se è giusto che la violenza diventi un circolo vizioso. Il teatro assomiglia tanto alla vita.
Liz il giorno seguente al fatto scende nuovamente nell’appartamento di Ruth, ma non trova nessuno e nessuna traccia che ricordi i maltrattamenti. Si sente sollevata. Si siede sul divano e si accorge di qualcosa dietro la schiena: la maschera dell’aguzzino. La indossa e si accomoda sul divano. Le luci si spengono. Gli Artefatti hanno finito. Ora è il tempo dello spettatore per pensare, riflettere…
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