I "Diari" di Azzola raccontano
Da Cannes a Sondrio, doppia interessante opportunità quella che si prospetta per il pubblico sondriese, quello più giovane e quello meno: da una parte la possibilità di confrontarsi con un film che parla di ragazzi e degli intrichi sentimentali tipici della gioventù, dall’altra quella di poter assistere alla proiezione della pellicola giudicata miglior film al festival di Cannes 2008 Gran Prix Ecrans Juniors. Parliamo di “Diari” del regista Attilio Azzola – di origini sondriesi - che sarà proiettato al cinema Excelsior giovedì 8 ottobre alle 18 per interessamento del Soroptimist di Sondrio.
“Diari” è un film corale che racconta le vicende sentimentali e di crescita di un gruppo di adolescenti. Leonora, detta Leo, ha sedici anni ed è convinta di vivere in un mondo quasi perfetto ma il ritorno imprevisto di suo padre dopo dieci anni di assenza fa improvvisamente crollare le sue fragili convinzioni. Alì Trabelsi ha un grande talento per il disegno e un’inguaribile passione per le missioni impossibili: sedurre la fanciulla più carina della scuola. Michele Mancia è un distinto professore in pensione che sogna di ritrovare un suo antico amore. Tre personaggi molto diversi che scopriranno di avere bisogno l’uno dell’altro.
Tre vite che mescolandosi cambieranno il proprio sguardo sul mondo.
Il film rappresenta la parte conclusiva di un progetto sviluppato nel territorio della Brianza, un’iniziativa formativa realizzata attraverso laboratori e seminari condotti durante i primi sei mesi del 2007 dal regista Attilio Azzola e dall’educatrice Maria Grazia Biraghi. L’esperienza maturata durante questo periodo ha rappresentato il punto di partenza per la scelta dei personaggi e per la costruzione del soggetto. Il film è stato realizzato con un gruppo selezionato di ragazzi che hanno partecipato alle riprese affiancando la troupe e collaborando come assistenti. Ogni fase del progetto è stata filmata in modo da costruire un documentario video, che possa costituire una memoria ulteriore dell’esperienza e testimoniare dall’interno il percorso compiuto dai ragazzi. «Mi sono imposto la sfida di fare un film – spiega il regista - togliendo tutti gli stereotipi legati a sesso, droga e violenza, e cercare se ci fosse ancora qualcosa di interessante da dire su questi ragazzi. La vicenda è divisa in tre capitoli, ma vanno letti come un unico discorso sulla crescita e sul rapporto tra adolescenti e adulti. Ne è venuta fuori una storia dal tono surreale, a metà tra favola e realtà, un ritratto intimo dei tormenti e degli entusiasmi che rendono intensi e confusi quegli anni».
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