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Vecchio 29-05-06, 10:03   #1
Luisa
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9° TROFEO DELLA POESIA LOMBARDA
(per Aprica (SO) Orgniz.Assoc.Q.O. Vivibile-sezione cultura)

La téra l’e basa, ma preziosa e bèla

An tep da nö, an abriga, i üsaua di’
che -la téra l’e basa -,
d’antènd ca l’e fadiga a laurala,
ma pür quat preziosa an dal bisogn!
E nö d’ina cèrta età m’à sperimentàt,
an tep da guèra, quandu la nosa get,
almenu al tre quart dal uif,
I’al tiràua fo dai sö cap e prac´.
Ma la tera, a’ an da la so fertilità,
l’e d’ina belèzza ünica da uardà.
Am regórda quèla banda suliua di cap,
ch’al pareua an quadar dai culór chi cambiaua,
a ogni ora dal dì e a ogni stagiüu;
dal bèl uerd da li patati, li primi a spuntà,
a l’or da la segal e la dumega ca svulazzaua al uet,
dal rusì e uiulèt dal furmentù,
e da la banda püriua cun i prac´dai mila culór.
Certu che la tera l’era basa!
Quata fadiga da l’om par utignì quèl bé!
ma l’era ripagat, (almenu segónd al bisogn dal tep)
miga sól da quat i faua scià, par sfamas,
ma a dal piasè ünich, che la tera la dà.
Che pena an cö uedé qui cap ch’i frana giò,
an mèz a li erbasci!
Par furtüna al prued al bosch
ch’al s’asbasa sèmpar pìù,
a piacà ià quèl che l’om l’abanduna
e cun li rais da li söi pianti a tignì sü la tera,
a ´npidì da suterà al paes.

©Luisa Moraschinelli (In dialetto d’Aprica (SO)
(premiazione, Milano, 28.5.2006)

(Traduzione). La terra è bassa, ma preziosa e bella.

Un tempo da noi all’Aprica si usava dire che la terra è bassa, da intendere che richiede fatica a piegarsi a lavorarla. Eppure quanto preziosa in tempi difficili! Noi, d’una certa età l’abbiamo sperimentato durante la guerra quando la nostra gente estraeva dalla terra almeno tre quarti di quanto abbisognava per vivere. Ma la terra coltivava è anche bella da vedere. Ricordiamo la parte esposta al sole con i suoi campi che appariva come un meraviglioso quadro che variava i suoi colori a ogni ora del giorno e a ogni stagione; dal bel verde delle patate, le prime a spuntare, al color oro della segale e dell’orzo che svolazzavano al vento, dal rossiccio e violetto del grano saraceno e dalla parte nord con i prati dallo sfondo verde tempestato da mille colori. Certo che lavorare la terra richiedeva fatica, ma ripagava (almeno per quei tempi) non solo per quanto raccoglievano per sfamarsi, ma anche di quel piacere unico che dà. Che pena oggi vedere quei campi che franano fra le erbacce! Per fortuna provvede il bosco, che s’abbassa sempre più a nascondere quello che l’uomo ha abbandonato e con le radici delle sue piante trattiene la terra impedendo così che invada il paese.
(Luisa Moraschinelli)
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