Adolescenza: momento difficile per genitori e figli
«Per i genitori è difficile rinunciare al bambino o al ragazzino che si sarebbe voluto vedere crescere e, talvolta, si può provare delusione nel vedere il figlio diverso da quello che ci si aspettava. Allora bisogna accettare di fare un piccolo “funerale” del ragazzo ideale. Il mestiere del ragazzo è quello di affermare se stesso. Nonostante gli strappi, che nell’età dell’adolescenza avvengono fra figli e genitori, la comunicazione non verrà interrotta. Il ragazzo ha bisogno di “individuarsi”, cioè di trovare il proprio modo di essere in equilibrio, avendo la sicurezza che i genitori ci sono sempre per lui». Cristina Colli, psicoterapeuta dell’istituto Minotauro di Milano, ha parlato di preadolescenza e adolescenza al primo degli incontri “Sul sicomoro” tenutosi, giovedì sera, a Tirano per organizzazione dell’associazione “Insieme per l’oncologia e l’ematologia onlus”. Fine del ciclo di conferenze quello di avere nuovi spunti per affrontare la realtà o, per usare il titolo delle proposte “Occhi nuovi”. Colli – presentata dalle tre colonne portanti dell’associazione Marino Pozzi, Giuseppe Valmadre e Laura Parolini – ha trattato un argomento, quello della crescita dei ragazzi e del disagio giovanile, di cui occorre parlare sia per aiutare i genitori ad affrontare le difficoltà sia per una sensibilizzazione collettiva, da più parti richiesta e su cui si accendono i riflettori sono quando accadono eventi tragici (si ricordi l’omicidio di Veronica Balsamo a Grosotto).
La psicologa ha innanzitutto focalizzato la discussione sui cambiamenti cui un ragazzo deve far fronte quando cresce: la pubertà che comporta l’abituarsi ad un corpo diverso, l'attrazione dell'altro sesso, l’idea della morte che prende forma in modo differente, il passaggio dal pensiero concreto a quello formale. «Questo processo epocale è importante perché vuol dire essere capaci di ragionare per concetti, fare ipotesi – ha affermato -. Vuole dire maturare una responsabilità sociale, capire il punto di vista dell’altro. I ragazzini, che hanno difficoltà scolastiche e di apprendimento, faticano a lavorare su concetti».
Ai genitori, che hanno ascoltato in religioso silenzio le parole dell’esperta, è richiesto grande sforzo. Nell’adolescenza si avvia il passaggio dalla dipendenza alla reciprocità. Il ragazzo mette in atto una sfida per capire cosa possa fare da solo. «Il percorso può essere accidentato, quando ci sono ragazzini che non riescono a pensarsi senza il supporto dell’adulto, ad esempio nello studiare da soli. Il genitore, allora, deve trovare la giusta misura fra la iperprotezione e la ipersollecitazione ad andare per conto proprio».
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