Il Complice: marionette e morte
Lo spazio scenico è vuoto senza quinte e fondali. Tre elementi occupano la scena: un necrodializzatore per polverizzare cadaveri da una parte e dall’altra un montacarichi, racchiusi da tende; nel centro un sommier. Intorno casse che entrano ed escono, il cui trascinìo è la colonna sonora dello spettacolo insieme al rumore del montacarichi che trasporta vivi o morti e del necrodializzatore che annienta i corpi.
In questa ambientazione visiva e uditiva “Il complice”, con regia e attori Luca Passeri e Stefano Scherini, porta lo spettatore in un mondo sotterraneo di malavita, cinismo, ambizione di potere e ricchezza. La particolarità è che il testo di Friedrich Durrenmatt è rappresentato da due attori con le marionette da loro create in un connubio fra attore e marionetta. Nel senso che Scherini e Passerini decidono di muovere i personaggi con i fili stando presenti sul palco, ma non sono solo i “manovratori”, in alcune scene si identificano con i personaggi e lasciano la marionetta appesa su un palo. La loro abilità è notevole: giocano con i fili che sostengono braccia, capo e gambe con delicatezza e fermezza insieme, danno vita (e umanità) alle marionette nei movimenti ad esempio sbuffando in un tubo il fumo di una sigaretta che esce dalla bocca della marionetta oppure facendo ad essa spostare una cassa con le mani, in realtà mossa dal piede dell’attore. E ancora nella scena d’amore fra Doc, un chimico della grande industria che ha perso il lavoro a causa della crisi, e Ann, l’amante del capo (Boss). Grande capacità, dunque, che denota naturalmente una lunga esperienza nella compagnia Colla. Ma non solo. Scherini e Passeri sono anche attori e devono far combaciare l’attrezzo che hanno fra le mani con la recitazione. Un doppio impegno cui i due interpreti assolvono degnamente convincendo il pubblico. Ed è questo l’aspetto che più abbiamo gradito e apprezzato, oltre all’originalità di portare in scena uno spettacolo per adulti, recitato con uno strumento generalmente associato ai bambini.
Il testo è, potremmo dire, infernale come il sotterraneo dove si consumano i loschi affari dei personaggi, ognuno complice per il proprio tornaconto: chi per vendetta personale, chi per rifiuto della società, chi per sete di ricchezza e chi per sopravvivenza. Alla fine i cadaveri sono troppi – marionette abbandonate sulle casse ormai mute -, mentre il rumore è quello delle mosche che ronzano sopra i cadaveri. E pare quasi anche di sentirne il lezzo.
|