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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 18-04-12, 06:48   #1
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Predefinito Equosolidale: vendite in aumento

In un momento in cui la crisi economica sta attanagliando il comparto commerciale, il commercio equosolidale è riuscito a galleggiare ed ora, addirittura, ha iniziato un’ottima ripresa. È il caso della bottega equosolidale di Ponte in Valtellina dove l’anno scorso si è registrato un +5% di vendite, mentre il 2012 è indirizzato a superare il 10%. «Anche le nostre botteghe hanno risentito della crisi economica – spiega Paola Bianchi dell’Associazione Mondo Altro di Ponte –. Il consumo voluttuario è calato. Di fronte ad una perdita da parte delle altre attività del 20% di fatturato, nel 2009-2010 noi abbiamo perso meno del 20%. Nel 2011 c’è stata una ripresa che non si è registrata negli altri settori. I motivi possono essere diversi: innanzitutto dipende dalla sensibilizzazione fatta nei confronti dell’utenza. È vero che alcuni nostri prodotti hanno un costo leggermente più alto rispetto a quello dei supermercati, fatto eccetto per il caffè per esempio con il quale siamo competitivi. Ma a fare la differenza è l’altissima qualità, anche con una vasta gamma di prodotti biologici. In più sappiamo che la percentuale di costo in più è finalizzata ad interventi sociali nei gruppi di produzione con l’assistenza scolastica per i ragazzi o quella sociale per le mamme e le donne sole. A fronte di questo, abbiamo notato uno sforzo in più da parte del consumatore di venirci incontro».
Altro aspetto da considerare, oltre alla qualità, è la tipologia dei prodotti. Le vendite sono selezionate rispetto alla richiesta del consumatore. I generi alimentari, che sono il bene primario, tengono. L’artigianato, che è bene voluttuario, fatica e ciò si ripercuote su chi produce nel Sud del mondo che si può ritrovare senza lavoro. «E’ un problema che cerchiamo di affrontare con la diversificazione dei prodotti che siano utili – prosegue -. Penso alle stoviglie, mentre si tende a diminuire l’acquisto di suppellettili e soprammobili. Il tentativo è quello di specializzare sempre più le persone del commercio equosolidale mantenendo le loro caratteristiche, abbinando alta qualità, prodotto di utilità e pregio. Non bisogna assolutamente arrivare alla delocalizzazione della produzione».
Passando ai dati riferiti alla bottega di Ponte – sono sette le botteghe in provincia (Livigno, Bormio, Tirano, Ponte, Sondrio, Morbegno e Chiavenna) – Bianchi è fiduciosa: «L’anno scorso abbiamo avuto un +5% di vendite, il 2012 è iniziato bene con un aumento del 10%. Forse ce la facciamo a ritornare ai livelli del 2009. C’è un risveglio in questo ambito, le persone che se occupano lo fanno con entusiasmo e gli utenti fanno parte della bottega. Prendiamo il caso di Ponte, stretto fra Tirano e Sondrio. Non abbiamo un bacino di utenza molto vasto. Siamo 30 associati, ma tutto il paese collabora comprando al nostro negozio. Diversamente non si spiega la nostra sopravvivenza o, per usare le parole di Rudi Dalvai e Simona Stoppa, la nostra “resistenza attiva”».

Se il segreto del successo del commercio equosolidale è anche il prodotto trendy, a Ponte ne ha dato dimostrazione la designer Simona Stoppa, che ha raccontato come nasce un prodotto nuovo portando la sua esperienza in Perù con Allpa, la società di servizi che produce tessuti con lana di alpaca.
L’occasione è stata l’incontro molto partecipato, all’interno di “Ponte in fiore”, da cui è emerso il futuro, sempre più specializzato e pregiato, dell’equosolidale. Stoppa è riuscita ad unire la richiesta del mercato europeo con le caratteristiche della produzione peruviana per arrivare alla produzione di plaid, coperte, scialli in alpaca con il tema delle righe, un “classico” rivisitato, e un filato lavorato più grosso. «Quando parliamo di artigianato, non parliamo di macchine ma di uomini – ha detto -. Chi è dietro al telaio non deve sentirsi una macchina, ma deve lavorare in sintonia per far uscire un prodotto con l'anima».
Oggi l’equosolidale ha un fatturato a livello globale di 4 miliardi di euro, in Inghilterra è conosciuto dal 75% della popolazione. «Negli anni Ottanta il commercio equo entrava in contatto con i produttori e comprava quello che avevano, oggi è cambiato molto – ha spiegato Rudi Dalvai, presidente del Wfto, World fair trade organization -. Il commercio equo non è una cosa prefabbricata, è fatto da persone che collaborano. Siamo commercianti, ma lo facciamo con valore etico e sociale, vorremmo far in modo che l’attività commerciale non crei danni. Il commercio equo è una partnership commerciale basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto che mira ad una maggiore equità nel commercio internazionale, contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali a produttori svantaggiati e lavoratori, particolarmente nel Sud del mondo, ma ultimamente anche dal mercato italiano, ad esempio con l’economia carceraria».
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