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Genere Poesia Anno pubblicazione 2008 Numero pagine 85 Dimensioni 17x12 cm Casa editrice Giulio Perrone Editore Roma Costo 10 euro |
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"I poeti piangono farfalle,/ stropicciano gli occhi/ e riempiono lo stellato./ I poeti lavano i panni, /intrecciano le mani/ e sollevano il mondo./ I poeti liberano i cuori,/ fanno girare l'elica del pensiero/ e riportano a riva i naufraghi./ I poeti irradiano perle,/ ritagliano sorrisi/ e invertono la rotta./ I poeti sgranano il tempo,/ vibrano al vento/ e raccolgono fumo./ I poeti camminano al buio,/ s'incontrano a mezza strada/ e attendono la breccia di un faro". Nella poesia "Cosa fanno i poeti" c'è molto del pensiero di Paola Mara De Maestri, del suo attaccamento alla funzione di poeta, al valore della poesia come ricerca di luce, conoscenza, benessere. Poetessa trentottenne di Morbegno, insegnante, redattrice del mensile "'l Gazetin", collaboratrice del portale www.tellusfolio.it , Paola Mara dedica la sua vita alla poesia e alla cultura. Un'affermazione non esagerata se si pensa che De Maestri si divide fra il lavoro di insegnante nella scuola primaria di Regoledo, la scrittura di poesie – ne ha scritte 700 in ventitre anni –, la collaborazione a riviste culturali, l'organizzazione di concorsi di poesia e l'impegno nel Circolo Culturale Morbegnese. Nell'ottobre 2008 ha visto le stampe la terza raccolta di poesie "Il pane del sorriso", un titolo che strizza l'occhio al significato del sorriso che dovrebbe essere quotidiano, proprio come il pane. Quando hai iniziato a scrivere? «Da ragazzina. Inizialmente la mia era una poesia introspettiva, poi con un lungo percorso di ricerca mi sono avvicinata alla poesia estetica, etica e, per così dire, sociale. In prima superiore, a 15 anni, ho scritto le prime poesie, trasportata e contagiata dalla medesima passione della mia professoressa. Avevo una predilezione per i Crepuscolari e Decadenti. Per me timida e riservata, gli anni dell'adolescenza sono stati difficili. E così la poesia mi ha aiutato. "La poesia salva la vita", come dice Donatella Bisutti nel suo libro (Bisutti ha curato la prefazione) e, per me, le prime duecento poesie sono state uno sfogo ». Poi cosa è successo? «E' accaduto che mi sono aperta agli altri. Ho conosciuto Enea Sansi ed ho iniziato a scrivere per "'l Gazetin", ho ideato la "Bottega Letteraria" che curo da sette anni. Ho conosciuto poeti locali e di tutto il mondo grazie ad internet, mi sono confrontata con personaggi come Roberto Piumini, Maurizio Cucchi, Donatella Visutti, Luigi Fontanella. Ho scritto a Mario Lodi che mi ha incoraggiato a continuare. Leggo molto e frequento – a livello di corrispondenza – grandi poeti che mi hanno stimolato molto. Ma a prescindere dagli apprezzamenti esterni, che comunque fanno bene, continuerò a scrivere anche in futuro perché la poesia mi aiuta a stare meglio. E' come una "terapia". Spero naturalmente che i miei versi piacciano, perché la poesia è anche comunicazione, dunque è importante che sappia parlare e dare un messaggio ed un'emozione ». Poesia per te stessa, ma anche per gli altri, dunque … «Infatti, oltre a curare l'aspetto artistico, mi sono attivata per promuovere diverse iniziative. Faccio riferimento al concorso "Poeti, un premio dalle scuole" per le scuole medie e superiori della provincia, ho curato per cinque anni il concorso "Margherita Bassi" per le scuole primarie. In programma il prossimo anno c'è un'iniziativa con i Grigioni. E' importante per un poeta avere contatti con l'esterno, per non rischiare di chiudersi soltanto in se stesso e limitare la sua produzione ». Quando scrivi? «Dipende. Quando faccio delle esperienze particolari, ho bisogno di rielaborare prima di scrivere. Altre volte per caso mi vengono in mente dei versi e, se ho un foglietto a portata di mano, me li appunto altrimenti mi tornano in mente anche dopo un bel po' di tempo. Alda Merini dice che i poeti scrivono di notte ed è vero, non soltanto perché l'ispirazione venga di notte, ma perché si hanno tante cose da fare durante il giorno che c'è poco tempo per scrivere. E poi mi piace isolarmi dal mondo e guardarmi dentro, di notte quando non c'è frastuono o quando sono lontano dal mio Paese durante i viaggi che io e mio marito facciano insieme ». Chi legge per primo le tue poesie? «Generalmente mio marito. Ma non importa chi le legga per primo. La poesia - dico sempre anche a scuola ai miei alunni - è della persona che la legge. Ognuno trae da essa gli aspetti legati alla sua personalità e alla sua soggettività. "Io che non vedo" descriveva la situazione di un non vedente, ma per molti si parlava, invece, dell'indifferenza con cui si guarda alla vita». Scrivi a penna o con il computer? «Una volta tenevo dei diari cartacei, ora scrivo al computer rigorosamente. Qualche volta i versi vengono di getto, il più delle volte li "butto" sul pc e li rielaboro in un secondo momento. C'è un grande lavoro di riflessione e costruzione della poesia che cerco di spiegare sempre a chi mi chiede di improvvisare due versi. Non è come scrivere un pensiero sulla carta dei cioccolatini, bisogna metterci impegno, ci vuole tempo ». Come si concilia la tua passione di poetessa con il lavoro di insegnante? «Direi che si armonizzano. A Sondrio per sei anni ho insegnato antropologia, dunque una materia non strettamente legata alla poesia. Però ho organizzato un gruppo di progetto di poesia, ho curato con una collega il concorso di poesia "Magherita Bassi" come già detto e corsi di aggiornamento sulla poesia per gli insegnanti. A Regoledo, invece, insegno italiano, dunque la poesia entra nella quotidianità del lavoro. Inoltre un pomeriggio alla settimana mi occupo di un laboratorio poetico con gli studenti». Che valore ha per i bambini la poesia? «Per i bambini conta molto. Come diceva Cristina Balzaretti, la poesia è spontanea nei bambini. In loro nasce un interesse naturale. Bisogna, secondo me, instillare nei piccoli la passione di leggere la poesia, senza insistere sulla capacità di fargliele comporre». Passiamo alla tua ultima raccolta, "Il pane del sorriso", come è nato il titolo del libro ? «Fa riferimento ad una poesia che ho scritto nel 2004 per un concorso a Imola incentrato su argomenti religiosi. Il pane è l'alimento base quotidiano di tutti. Sarebbe bello che tutti possano regalare o ricevere in dono un sorriso. L'ultima mia raccolta "L'amore parla piano" risale al 2004, dunque il libro "Il pane del sorriso" contiene le poesie scritte fra il 2004 e il 2008. E' stato un lavoro lungo e difficile, perché alcune poesie sono tematicamente molto forti, come quelle legate al tema della donna e della guerra ». I temi, appunto, sono diversi nella raccolta e organizzati in paragrafi, perché questa scelta? «Per la verità è stata una scelta casuale, la suddivisione è venuta dopo. Ho scritto diverse poesie, ma alla fine mi sono accorta che potevano essere organizzate per sezioni. Da qui è nata la ripartizione in "Donna poesia", "Fermiamo la guerra", "Girotondo dei bambini", "L'incertezza dell'essere", "Il pane del sorriso", "Le mie montagne", "Stagioni", "La poesia"». Partiamo dal tema della donna. La figura femminile è vessillo di amore e purezza, di tolleranza e capacità. «Ho voluto con queste poesie dare voce alle donne e alle loro difficoltà quotidiane, ma anche al loro impegno e valore. Tant'è che, oltre a queste poesie, curerò per l'editore Giulio Perrone la seconda edizione dell'antologia "Donne in poesia", che raccoglie scritti femminili. Credo che in Valtellina la donna stia acquistando gradualmente spazio, ad esempio in campo politico. In ambito culturale, invece, la presenza femminile è ancora nascosta, anche se le donne fanno molto». Vediamo gli altri filoni. «Sento che la poesia debba essere etica e debba indurre a riflettere. Le poesie sulla guerra, sulla pena di morte hanno questo obiettivo. Naturalmente non potevano mancare quelle legate ai bambini come "I bambini" che, come "timidi germogli" sbocceranno. Proseguendo nella carrellata la sezione de "L'incertezza dell'essere" contiene poesie intimistiche che rispecchiano il disagio e, appunto, l'incertezza del vivere quotidiano, i problemi che possiamo incontrare quotidianamente. Nel paragrafo "Il pane del sorriso", viene affrontato il tema religioso che si apre con i versi dedicati alla morte del "Santo Padre", Giovanni Paolo II. Questa poesia è stata pubblicata sul giornale della Curia, l'ho mandata a Roma e il Vaticano mi ha inviato i suoi ringraziamenti. Le sezioni "Le mie montagne" e "Stagioni" contengono testi descrittivi legati alla natura, alla Valtellina e alle sue montagne che mi proteggono come una grande madre». Infine i tre componimenti dedicati alla "Poesia", in cui si valorizza l'aspetto comunicativo e intimistico insieme della poesia. «Si parla dei poeti che cercano la luce. Il mestiere del poeta è faticoso. Qualche volta è una sofferenza scrivere, devi indagare in te stesso e toccare tasti dolenti, ma è importante farlo e dare l'esempio in una società superficiale come quella in cui viviamo. Sono convinta che la ricerca di interiorità e spiritualità debba essere riscoperta ». Quale spazio ha in Valtellina la poesia? «Fatica molto a emergere. Non ci sono molte iniziative poetiche e quando un poeta vuole presentare un libro deve arrabattarsi da solo. Proprio per agevolare i rapporti fra poeti, farci conoscere, creare un punto di riferimento e incontro, il Circolo Culturale Morbegnese aprirà un laboratorio poetico. Sarà costituito da un gruppo di persone che organizzerà concorsi, raccolte e pubblicazioni. Spero che, unendoci, riusciremo ad aver maggiore sostegno da parte degli enti che, a tutt'oggi, preferiscono farse dare maggiore spazio alle mostre d'arte rispetto alla poesia ». E, invece, tu cosa sogneresti ? «Mi piacerebbe continuare con la promozione di concorsi e antologie, creare una vivacità intorno al settore. Sempre il Circolo Culturale Morbegnese ha ritirato una serie di libri di autori locali, che ha distribuito a scuola medie e superiori. Gli studenti leggeranno a valuteranno. Alla fine i primi tre classificati verranno inseriti in una nuova antologia che verrà pubblicata. Con i vicini colleghi elvetici, inoltre, selezioneremo poesie di poeti grigioni e della provincia di Sondrio e faremo una nuova pubblicazione per promuovere il territorio che, di fatto, fa parte di un'unica realtà. Per quanto mi riguarda, oltre a proseguire a scrivere, mi piacerebbe il prossimo anno pubblicare un volume con le interviste che ho raccolto sulla "Bottega letteraria" di nomi importanti in campo letterario ». Clara Castoldi (intervista tratta dal settimanale "La Provincia di Sondrio") |
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