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CAMILLO GOLGI
Rapporti con la terra natale
di Antonio Stefanini


Genere Storico-biografico
Anno pubblicazione 2011
Numero pagine 192
Dimensioni 20x30 cm
Casa editrice


“La dimostrazione d’onore escogitata dai Cortenesi per me rappresenta un premio non meno gradito di quello conferitomi a Stockholm!”. Sono parole pronunciate a Corteno da Camillo Golgi, il primo Nobel italiano e gloria della scienza italiana, nel suo lungo discorso del lontano 9 agosto 1908, in occasione delle onoranze celebrate “nel di Lui onore” su iniziativa del Comitato comunale di allora.
L’amministrazione del paese camuno, divenuto da più di mezzo secolo Corteno Golgi, tributa oggi un onore diverso ma non meno importante all’illustre concittadino. Lo fa con la pubblicazione di un libro di inediti, legati in particolare al Golgi locale, incluso quel discorso. La giunta presieduta dal sindaco Martino Martinotta ha infatti deciso di servirsi della nuova ricerca di Antonio Stefanini, per dare alle stampe un volume di ampio formato, dal titolo “Camillo Golgi, rapporti con la terra natale”. Nelle duecento pagine del libro sono riportati fedelmente scritti e documenti che hanno a che vedere con i luoghi di origine, e in seguito di assidua frequentazione – per non dire d’elezione spirituale – dello scienziato camuno-pavese, ideatore della Reazione Nera e scopritore dell’Apparato Reticolare Interno, dei Cicli delle Malarie e di vari altri misteri istologici.

“Con la pubblicazione di quest’ultima fatica di Stefanini – scrive il sindaco nella presentazione –  l’Amministrazione Comunale intende proseguire nella difficile opera di raccolta, catalogazione e valorizzazione di tutta la documentazione golgiana. Abbiamo condiviso con l’autore la necessità e l’utilità di questa raccolta di scritti e documenti non ancora divulgati e dunque sconosciti ai più. Si tratta di una integrazione che desidera non solo riconfermare il doveroso omaggio al suo sommo concittadino, al “padre delle moderne neuroscienze”, ma che ambisce anche ad approfondirne la conoscenza. La conoscenza dell’assiduo frequentatore e benefattore, che in questo caso si traduce anche nella maggior conoscenza dell’Uomo. Si tratta di un’opera che ben si collocherà in un recente ambizioso progetto, l’Ecomuseo della Resistenza, con sede presso il Museo Golgi, che oltre alla nostra Amministrazione, la quale lo ha fortemente voluto e che ne ha la titolarità giuridica, vede coinvolte le Amministrazioni di Aprica, Edolo e Monno e ha l’adesione delle Fiamme Verdi. Recentemente approvato dalla Regione Lombardia, sarà lo strumento e il contenitore delle tradizioni della cultura e della storia materiale ed immateriale delle nostre Genti.”

Dal canto suo, lo storico Mimmo Franzinelli scrive nella prefazione al volume: “Golgi, un profeta in patria? La monografia assemblata da Antonio Stefanini con una varietà di interessanti documenti d’epoca ci mostra, in effetti, un Camillo Golgi riverito e onorato dai suoi concittadini, a riconoscimento di un’esistenza dedicata agli studi scientifici e coronata dal Premio Nobel. Golgi occupa oggi in alta Valcamonica il posto che gli compete tra i grandi personaggi che hanno dato lustro alla comunità. Il recupero della sua memoria è il risultato di un costante impegno culturale che ha come fulcro il suo paese natale, dove gli è stato dedicato un museo e si sono pubblicate monografie su specifici aspetti della sua figura. La comunità di Corteno Golgi ha preservato e valorizzato un importante tassello della propria identità culturale, grata all’illustre concittadino che – come attesta questo libro – serbò per la sua terra sentimenti di affetto e gratitudine.”

Per altre notizie sui contenuti si rimanda alla premessa dell’autore in calce al presente comunicato.
Premessa al libro

A mio parere, un museo come quello dedicato al primo Nobel italiano – che Corteno ha avuto la ventura di veder nascere e crescere “fino quindicenne” nel suo centro storico – non può non disporre di tutti i materiali, scritti in particolare, inerenti i rapporti del grande scienziato con la terra natale. Un presente senza documentata memoria – tutta la memoria possibile – è infatti un presente più povero e non vale a renderlo ricco alcun colorato o rumoroso evento basato sulla rievocazione superficiale.
Dovrebbero poterne disporre, allo stesso modo, tutti coloro che sono avidi di storia locale, una storia legata in questo caso a quella universale della Scienza.

È con questi intenti che, di buona lena, mi son messo sulle tracce di alcuni spunti biografici incrociati nel corso della preparazione del mio Camillo Golgi, il Nobel nato tra i monti (La Compagnia della Stampa, 2006) e li ho man mano approfonditi.
I migliori risultati sono venuti quando, in seguito alla catalogazione e alla pubblicazione online nel sito web di Regione Lombardia dei riferimenti sui materiali golgiani da parte del Museo per la Storia dell'Università di Pavia - Sistema Museale di Ateneo, bastò disporre di una connessione Internet e cliccare nel posto giusto.
Non mi parve vero, un bel giorno, di trovare l’elenco dettagliato e preciso di ciascun documento presente nell’antica e prestigiosa università. Confesso che in quel momento mi ha sfiorato il ricordo del “fortunato viaggiatore” golgiano, colui che è premiato con la scoperta dalla paziente e testarda volontà di cercare. Fatte, s’intende, le debite proporzioni col precedente illustre utilizzatore della metafora.

Siccome da cosa nasce cosa, seguendo nuove tracce rinvenute negli scritti conservati a Pavia (quasi tutti autografi e non di rado d’assai ardua lettura), ho poi trovato anche dell’altro. Ma andiamo per ordine.
Nel primo capitolo ho riassunto la biografia cortenese-camuna di Camillino (così lo chiamavano i genitori ancora intorno ai suoi trent’anni), fino a quando si trasferì definitivamente a Pavia. Senza dimenticare il viaggio di nozze con Lina, compiuto proprio nel paese natale a trentaquattro anni.
In questa parte non ci sono rilevanti novità, visto che ho sostanzialmente attinto alla mia citata biografia del 2006, ma mi è sembrato necessario ricordare brevemente gli anni cortenesi, per inquadrare la figura del futuro scienziato e Nobel nell’ambiente dal quale prese il primo determinante imprinting.

Dal secondo capitolo inizia la parte inedita e praticamente sconosciuta del Golgi cortenese. Vi sono narrate per documenti le “onoranze” al Nobel, culminate il 9 Agosto 1908 con la grande festa che la comunità di Corteno organizzò “in di Lui onore”.
Vi sono i documenti ufficiali del Comune e le risposte di Camillo, ma anche interessanti lettere private tra Cortenesi o Camuni e lo scienziato.
E poi i discorsi, i telegrammi, le missive di felicitazioni del gran giorno. Di quel giorno che fece dire a Golgi niente meno che “La dimostrazione d’onore escogitata dai Cortenesi per me rappresenta un premio non meno gradito di quello conferitomi a Stockholm!”.
Assai belli, per la forma e per l’articolazione dei loro contenuti, i discorsi pronunciati dal Nobel nell’occasione. Sebbene uno di questi non sembri completo in alcune parti (parrebbe che Golgi ne abbia pronunciati due), essi sono innanzi tutto testimonianza del profondo affetto che l’Uomo portava per la terra natia. Sono però anche dimostrazione del suo impegno civile a favore di Corteno e dei territori camuni e valtellinesi circostanti.

Il carteggio golgiano riguardante la vicenda della tramvia/ferrovia Edolo-Tirano via Corteno e Aprica, che occupa il terzo capitolo, è indubbiamente anch’esso molto interessante. Si vagheggiava dell’interessamento di Golgi per l’avveniristica opera, ma ancora non erano note con precisione l’entità e l’intensità del suo duraturo impegno in tal senso. Un impegno che lo portò a scrivere una trentina tra lettere e missive di vario genere sull’argomento. La principale lacuna del carteggio sta nel fatto che è quasi a senso unico: non ci sono le risposte degli interlocutori, tranne in rari casi. In particolare mancano le lettere a Golgi dell’Ing. Alessandro Caré, delegato della Buss e interlocutore primario del senatore-Nobel. Un’ipotesi è che le missive indirizzategli dal rappresentante della società svizzera di costruzioni ferroviarie siano state ritenute di scarso interesse per la biografia dello scienziato e quindi separate da quelle considerate degne di donazione all’ateneo pavese da parte degli eredi. Il Nobel (o forse la moglie Lina) conservò comunque le minute delle proprie lettere nonostante l’epilogo del tutto deludente del lungo lavoro politico, spesso sotterraneo, a sostegno dell’iniziativa. Sono presenti sull’argomento, al contrario, rare lettere a Golgi di personaggi noti, quali il ministro Luigi Credaro, parlamentari, ecc.
Sulla complessa vicenda è in avanzata fase di preparazione una mia approfondita ricerca.

Il quarto capitolo è, giocoforza, privo di documenti golgiani diretti, ad eccezione di quelli di una discendente: la nipote Carolina Golgi. Esso ricostruisce, infatti, la storia dell’aggiunta del celebre cognome al Comune di Corteno, iniziata nei primi anni 1950 e conclusa felicemente nel 1956, trent’anni dopo la morte dello scienziato e cinquanta dopo l’assegnazione al medesimo del Nobel per la Medicina o Fisiologia.
Tra missive private, lettere e perorazioni di illustri scienziati e documenti ufficiali, si dipana la vicenda della provvidenziale azione, intrapresa da persone illuminate, che portò all’aggiunta del glorioso cognome all’oscuro Comune bresciano ai confini con la Valtellina. E così oggi possiamo vantare con orgoglio l’onore di vivere a Corteno Golgi, “un paese con nome e cognome”. Come Castagneto Carducci, Castelvecchio Pascoli, Roncole Verdi, Camnago Volta, Sasso Marconi, Gropello Cairoli, Andorno Micca e pochi altri.

Nel quinto e ultimo capitolo ho riportato una breve, ma significativa serie di documenti e missive poco o per nulla conosciuti, alcuni di sicuro interesse.
Uscita quasi dal nulla, in particolare (qui si potrebbero innestare delle considerazioni sul commercio mondiale di documenti golgiani e del suo stesso nome, ma lasciamo ad altri l’incombenza), una commovente lettera di Golgi malato, che, convalescente da Arenzano, chiede ad un suo illustre ex allievo divenuto medico curante, consigli sull’uso di una medicina.
Completano il capitolo e il libro alcuni ritratti di Camillo Golgi e una serie di immagini dei nostri luoghi, risalenti al periodo tra fine ‘800 e inizio ‘900, quando egli li frequentava assiduamente.

Quanto raccolto, ricostruito e nei limiti del possibile spiegato nelle pagine seguenti, ci restituisce un Camillo Golgi ancora più umano di quanto lo conoscevamo.
Un ricercatore gratificato delle più elevate onorificenze planetarie, che però si commuove per il genuino tributo della sua Corteno almeno quanto nell’ascoltare il conte Mörner che legge l’elogio del Nobel, al cospetto del re di Svezia che gli consegna il supremo attestato.
Un Golgi profondamente appassionato, oltre che allo studio dei meccanismi segreti che governano il cervello e l’organismo umano, alla soluzione dei problemi civili e sociali dei territori più svantaggiati. Come tale era – e in buona parte resta – anche la valle alpina dov’era nato e cresciuto.
La presente fatica vorrebbe servire, soprattutto, a rendere i Cortenesi (ma anche gli Aprichesi) e i Camuni (ma anche i Valtellinesi) più coscienti di aver avuto tra di essi, fino a un secolo fa, per almeno cinquant’anni, prima nativo-residente e poi prestigioso ospite-turista, “il maggior biologo italiano degli ultimi due secoli”, come il principale studioso e biografo, il professor Paolo Mazzarello, ha definito il Nostro nel suo indispensabile Il Nobel dimenticato.  La vita e la scienza di Camillo Golgi (Bollati Boringhieri Editore).
Un grande biologo, ma soprattutto un uomo che si spese per le nostre terre, come si spese per la Scienza, senza risparmio. Raggiungendo eccelsi traguardi e subendo anche cocenti sconfitte.

 
 
Bibliografia
 
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