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Genere Sportivo
Anno pubblicazione 2010
Numero pagine 53
Dimensioni 16x23 cm
Casa editrice


Forse non molti sanno che il Mortirolo deriva il suo nome dalla storia: Carlo Magno sconfisse i camuni, rimasti pagani, ne fece strage nel 773. Tutti, invece, sanno cosa voglia dire ancora Mortirolo: salita lunga, sinuosa, difficile ma appagante. Il passo che ha fatto e fa la storia del ciclismo e, soprattutto, del Giro d’Italia. Il passo di Marco Pantani, cui il nome è inscindibilmente legato.

Si intitola “Mortirolo”, ma nasconde un’analisi ricca di documentazione, il libro della giornalista Cristina Culanti da poco presentato al Comune di Mazzo in occasione del gemellaggio che il sindaco, Clotildo Parigi, ha voluto sancire con la municipalità di Riosa (Asturie, Spagna): le due località, unite dalla presenza sul proprio territorio delle due montagne divenute leggendarie per il ciclismo mondiale, il Mortirolo e l’Angliru, sono state teatro di durissime tappe del Giro d’Italia e della Vuelta di Spagna.

“Mortirolo” si diceva, ma anche Pantani. Soprattutto il “pirata”, che si ricorda per il suo folgorante e solitario “volo” nel Giro d’Italia del 1994. Nel libretto – 52 pagine, copertina nera con scritte rosa “Giro” – Culanti (attualmente direttore di www.altarezia.info) prende spunto da quella strada, tecnicamente una delle salite più dure con pendenze fino al 20%, per parlare della creazione e distruzione di un eroe operata dai quotidiani sportivi italiani. «Marco Pantani raccontato dai tre quotidiani sportivi italiani; sarebbe potuto essere questo il titolo dell’elaborato – scrive Culanti -. La specificità dei media si riconosce nel loro potere di riscrivere la realtà in chiave simbolica ed esemplare e la figura dell’atleta già di per sé si presta perfettamente alla sua metamorfosi in personaggio/eroe. Marco Pantani è considerato uno dei più forti scalatori, un campione del ciclismo. Le vicende del doping che lo hanno implicato, dopo che era diventato il numero uno del ciclismo nel 1998, mi ha spinto a scegliere il campione romagnolo quale oggetto di analisi. Pantani, infatti, nel giro di pochi anni ha raggiunto l’apice del successo e, in seguito, non è più riuscito a vincere». E raccontano la storia del corridore i titoli delle testate che la Culanti sapientemente riporta commentando e ricostruendo – in tre capitoli preceduti da un approfondimento sui momenti storico in cui si è affermato il ciclismo e le ragioni della sua popolarità - il profilo di uno sportivo e, insieme, di un uomo e l’influenza che la stampa abbia avuto nella costruzione  e distruzione del suo mito.

Un libro per gli appassionati di ciclismo, ma anche per chi desiderasse scoprire “meccanismi” insiti nel rapporto fra azioni e reazione psicologica provocata o indotta dai media stessi.

 
 
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