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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 26-07-15, 23:22   #1
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Predefinito Mele: 230 varietà sperimentate in Valle

Forse non tutti sanno che il melo proviene dal Kazakistan e che sono stati i Grigioni ad introdurlo in Valtellina, dove soltanto nel dopoguerra, negli anni Sessanta, la mela è diventata frutto da reddito che oggi occupa 1200 ettari di terreno coltivato. Un fazzoletto se si considera che in tutta Europa si producono mele. Così mentre procede la coltivazione convenzionale e si intravedono i primi esperimenti di quella biologica, nei campi della fondazione Fojanini si sperimentano anche 230 varietà di mela. Per stare al passo con i tempi e trovare il frutto più confacente alle esigenze del consumatore.
Dell'evoluzione della coltivazione del melo si è parlato ieri alla tavola rotonda che, ogni anno, i contradaioli di San Tomaso organizzano per la festa patronale. Incuriosisce pensare che, un tempo, la frutta e gli ortaggi non facessero parte della dieta contadina che, come ha detto Ivano Fojanini della fondazione, era fatta di prodotti farinacei e grassi. «La frutta era una golosità per le famiglie più abbienti che la coltivano nei giardini e nei broli super protetti per evitare che i contadini la rubassero – ha proseguito -. In ogni caso si trattava di meli provenienti da via, non abbiamo in provincia varietà autoctone. Mentre le vecchie varietà rappresentavano la schiettezza e l'essenzialità tipiche delle genti del passato, la mela del futuro invece deve essere bella, croccante, succosa e resistente alle malattie».
Oggi, come detto, sono 1.200 gli ettari coltivati a melo (un po' meno rispetto al passato), anche se la Valtellina è vocata a questa coltivazione grazie ai suoi terreni ricchi di sostanza organica. «Nei primi anni Sessanta, abbia avuto ottimi risultati dal punto di vista economico – ha affermato Luca Folini della fondazione Fojanini -. Oggi ci sono difficoltà nella vendita, perché il melo è coltivato in qualsiasi paese europeo. Partendo dal presupposto che non abbiamo varietà antiche, la Fojanini ha deciso di puntare, dal 1997, su campi sperimentali da Postalesio a Cologna, in cui abbiamo in prova più di 230 varietà. Le piante verranno inserite fra dieci e quindici anni nel mercato e, su 230 varietà, magari ne escono due o tre o nessuna. Abbiamo dato spazio innanzitutto alle varietà resistenti a ticchiolatura e malattie. La tendenza, inoltre, è costituita dalle mele a polpa rossa, che derivano dall'incrocio di vecchie mele, che si presentavano acide a stringenti, con varietà nuove e commerciali. Le prime uscite, a dire il vero, non erano granché, ora siamo alla terza o quarta generazione e i risultati sono migliori. Si tratta di mele ad alto contenuto nutritivo, che “fanno bene” alla salute». La Valtellina punta ad avere nella propria collezione, inoltre, una mela adatta sia per il consumo fresco sia per la trasformazione. Peraltro, come ha sottolineato Folini, la fondazione Fojanini dà la possibiltà a chi lo desidera di visitare i campi sperimentali. Un po' come fa Peter Moltoni – apicoltore di professione e agricoltore di passione – che, ieri, ha illustrato la sua esperienza “famigliare” di un frutteto che produce mele sane senza trattamenti, di pezzatura inferiore a quella prevista per la vendita.
Sana e buona si propone di essere la mela biologia di Daniele Franchetti di Ponte in Valtellina che ha ritirato un appezzamento incolto a Tresivio per affiancare alla sua azienda convenzionale, una parte integrata rivolta alla produzione del biologico. «Abbiamo due ettari per la conservazione bio già certificati – ha detto Franchetti -. Vogliamo fare una prova per capire se si possono produrre mele bio in Valle. Le varietà scelte sono quelle note: Golden, Gala, Stark e Fuji. Di certo si tratta di un percorso impegnativo sia perchè occorre garantire che le tecnologie utilizzate siano effettivamente biologiche, sia per la scelta della zona sia per il grande lavoro che c'è dietro. Stiamo lavorando su 23mila metri e quest'anno dovremmo raccogliere i primi 400 quintali di prodotto certificato». A corredo artistico dell'incontro la testimonianza – offerta da Giorgio Baruta e Silvana Onetti – sugli affreschi in tema agricolo che arrichiscono palazzi e chiese della provincia dove la fanno da padroni cesti di frutta.
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