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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 13-02-15, 07:53   #1
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Predefinito Insegnanti "pendolari": un posto anche per noi!

Bene che il governo Renzi voglia procedere, secondo il documento programmatico “La buona scuola”, all’assunzione di 150mila precari a livello nazionale, ma anche gli insegnanti valtellinesi e valchiavennaschi che, pur di lavorare, hanno accettato per anni di farlo fuori provincia, reclamano una fetta di questi posti, com’è stato loro promesso prima di decidere di intraprendere una vita di sacrifici, fra ore estenuanti di viaggio quotidiano o affitti da pagare. È per questo motivo che 33 insegnanti di scuola dell’infanzia e un gruppo di scuola primaria (che lavorano appunto fuori provincia) hanno inviato a Ministero dell’Istruzione, ufficio scolastico provinciale e regionale e sindacato una lettera nella quale esprimono la loro preoccupazione e, soprattutto, rivolgono una richiesta: quella che il piano straordinario di assunzioni venga attuato senza che ciò costituisca pregiudizio per altri e che sia coordinato, in fase di realizzazione, a un piano straordinario di mobilità, in cui l’organico di diritto e l’organico funzionale vengano utilizzati prioritariamente per i trasferimenti e che qualunque opzione per le nuove assunzioni venga fatta evidenziando che i trasferimenti dovranno avere la priorità.
Questi insegnanti, per effetto del superamento di concorsi, infatti hanno ottenuto negli anni passati la nomina in ruolo in una provincia differente da quella di residenza, dalla quale fanno la spola quotidianamente o ogni settimana, in attesa di poter chiedere il trasferimento (dopo il vincolo di tre anni). «Il documento programmatico “La buona scuola”, redatto dal Governo Renzi, prevede, per la prima volta in Italia, un piano di assunzioni che coinvolgerebbe tutti i posti vacanti – dicono le insegnanti -. Si parla di assumere il prossimo settembre 150 mila docenti: tutti i precari storici e tutti i vincitori e gli idonei dell’ultimo concorso il cui primo passo consisterebbe nello svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, ossia quelle graduatorie storiche da cui è previsto che ogni anno venga attinto il 50 per cento di tutti i nuovi docenti da assumere, essendo il restante 50 per cento riservato ai vincitori di concorsi per docenti della scuola. Conosciamo i moniti europei sula situazione del precariato in Italia e comprendiamo l’importanza sociale di questa proposta, ma riteniamo che essa determinerà conseguenze mai viste prima nel meccanismo della mobilità». Gli insegnanti spiegano che questa immissione in ruolo degli insegnanti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento potrebbe provocare l’improvvisa saturazione di tutti i posti disponibili, compresi quelli che fino ad oggi, per effetto di quote ad essi riservate previste dai CCNI (Contratto collettivo nazionale del lavoro), sono sempre stati destinati alla mobilità “definitiva” (i trasferimenti provinciali ed interprovinciali) e alla mobilità soltanto annuale (le “assegnazioni provvisorie”). «Il rischio che venga nuovamente e, questa volta, definitivamente violato il diritto dei lavoratori a trasferirsi e che vengano negati i ricongiungimenti tra genitori e figli, tra coniugi, tra familiari, è concreto – affermano -. Quel che è più grave, è che molte di noi hanno accettato di trasferirsi lontano dalle proprie famiglie sapendo che dopo pochi anni avrebbero potuto ricongiungersi ad esse. Hanno compiuto precise valutazioni di tipo professionale, personale ed economico, scelte spesso sacrificanti, a fronte dell’agognato passaggio in ruolo e della garanzia che, dopo qualche anno, avrebbero potuto ottenere il definitivo trasferimento nella provincia di origine». Pertanto i “pendolari della scuola” chiedono che venga conservato quanto è stato sempre garantito dai CCNI: ogni anno un certo numero di posti disponibili deve essere riservato per i trasferimenti e le assegnazioni provvisorie.

Le storie
Nonostante i disagi compiono il loro dovere, viene a loro chiesto – giustamente – di sorridere, accogliere, ascoltare, comprendere i bambini che entrano a scuola. E lo fanno, anche se ciò significa guidare anche quattro ore al giorno per arrivare a scuola e tornare a casa dai propri figli piccoli oppure stare lontano tutta la settimana. Sono alcune delle storie delle insegnanti che lavorano fuori provincia in attesa del trasferimento. Mara Corvi di Aprica, in ruolo dal 2010 alla scuola dell’infanzia di Sesto san Giovanni, rimane nella città del Milanese dal lunedì al venerdì per 10 mesi, «fra affitto – dice -, benzina, spese, vita personale annullata». Sheila Scarpa di Talamona, in ruolo dal 2008, fino al 2013 è stata titolare ad Arcore, dal 2013 a Cesana Brianza. «Viaggiavo tutti i giorni: auto fino a Morbegno, Morbegno - Lecco treno, poi Lecco - Arcore altro treno, bicicletta per raggiungere la scuola per 3 chilometri, sole, acqua, neve. La bicicletta, sgangherata, la lasciavo legata con catena in stazione e hanno avuto il coraggio di rubarmela». Una collega che i primi tempi viaggiava con lei, poi si è arresa perché non ce la faceva più e si è trovata costretta a chiedere part-time. Jessica Gianni di Castello dell'Acqua, in ruolo dal 2010 a Sesto San Giovanni, per i primi anni ha viaggiato tutti i giorni. Da quest'anno condivide un appartamento con altre colleghe. Per avere un'altra opportunità, sta frequentando l'università per l'abilitazione al sostegno. E' impegnatissima e non le è concesso nemmeno un giorno di assenza, non ha figli che la vincolano, ma torna a casa raramente ed è stanchissima. «Ci sono colleghe (chi abita in zone più comode) che viaggiano tutti i giorni per non lasciare la famiglia – racconta Corvi -, alcune che hanno provato, ma poi non ce l'hanno fatta, chi deve pagare affitti perché obbligata a risiedere. Altre che sono state obbligate a chiedere il part-time sebbene economicamente non potrebbero, ma la riduzione di orario limita l'assenza da casa e in alcuni casi dà la possibilità di stare in provincia. Quest'anno una collega con un part-time di 15 ore lavora su tre scuole: professionalmente è veramente umiliante. Alcune, con figli piccoli, riescono ad ottenere assegnazioni provvisorie che, in quanto tali, cambiano ogni anno e non sono mai sicure di ottenere se non oltre la metà di agosto. È vita questa?».
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