Zafferano: la novità di Valtellina
Coltivare lo zafferano in Valtellina? Perché no. La coltura della cosiddetta “polvere d’oro”, che ad ora poco più di una ventina di agricoltori sta sperimentando, si può rivelare un’interessante fonte di integrazione del reddito, con il vantaggio di utilizzare terreni che, diversamente, resterebbero “fermi” e di ottenere buoni risultati, senza una particolare fatica fisica nella coltivazione. Ad oggi non si può dire che la produzione di zafferano in provincia di Sondrio abbia una sua precisa collocazione sul mercato, ma il lancio – sotto forma di stimolo ad intraprendere colture innovative e di sensibilizzazione per chi già le sta sperimentando – sarà proposto domenica 24 luglio nella tavola rotonda in contrada S. Tomaso a Tresivio, cui parteciperanno tecnici della fondazione Fojanini, esperti e coltivatori locali.
«La coltivazione dello zafferano incute curiosità – spiega Ivano Fojanini della fondazione Fojanini -, in particolare fra le donne per uso casalingo e culinario e fra le famiglie che desiderano integrare il reddito con un prodotto di qualità coltivato “in casa”. Con poco terreno, d’altra parte, si riesce a produrre una discreta quantità anche perché i grammi utilizzati in cucina sono pochi, ma hanno un bel valore». Per fornire qualche dato: lo zafferano Dop delle zone perugine costa 20 euro al grammo, mentre i coltivatori valtellinesi lo fanno pagare fra i 15 e i 20 euro al grammo; con un chilo di bulbi si riesce a coprire 1 metro quadrato di terreno e con 1 metro quadrato si produce un grammo di zafferano. Dunque la casalinga, che coltiva 30-40 mq a zafferano, ha già una buona superficie da curare, anche se non mancano produttori più estesi, su 300-400 metri q. «Lo zafferano cresce bene in Valtellina con alcuni correttivi legati all’acidità del terreno – prosegue Fojanini -. È una pianta mediterranea che ha bisogno di caldo, sole e di ambienti in cui non ci sia ristagno d’acqua. La fascia retica è la prediletta. La coltivazione è iniziata più per casualità che per sperimentazione. Anni fa un collega ha portato in valle dei bulbi dalla zona di Perugia che sono stati messi a dimora e un po’ trascurati. Dopo alcuni anni abbiamo notato che sono germogliati comunque. Così si è pensato di provare. Peraltro non c’è bisogno di grande terreno, perché l’innesto dell’impianto è ravvicinato; la fatica è relativa visto che si piantano bulbi e raccolgono fiori. La raccolta stessa è piacevole, il fiore che assomiglia ad un croco è bello da vedere». Insomma tutte le carte in regola per sviluppare una coltura che ha già qualche estimatore: la “polvere d’oro” valtellinese viene venduta nella cerchia dei conoscenti e fra i ristoranti che privilegiano i prodotti locali (rete di Slowcooking). «Nonostante ad ora non siano state fatte delle analisi sulla qualità del prodotto – aggiunge il tecnico -, pare che la spezia abbia buone caratteristiche aromatiche e sostanze coloranti». Ultimo aspetto trainante quello della tutela del territorio: ci sono terreni incolti che la gente ha voglia di far produrre di nuovo. E se le coltivazioni tradizionali, come melo e vite, sono appannaggio degli specialisti del settore, erbe officinali, piccoli frutti, olivo e ora zafferano rappresentano una buona opportunità di valorizzare la terra con una coltivazione di qualità e portare a casa qualche soldino in più.
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