Il fotovoltaico "non s'ha da fare"
La Provincia di Sondrio dice “no” alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico al suolo con potenza di picco pari a 745 kW in località La Piana nel territorio di Teglio: si è chiuso definitivamente il procedimento per l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio del parco solare fra Teglio e Prato Valentino con la conclusione della conferenza dei servizi, tenutasi lo scorso agosto, che attendeva solo l’ultimo parere: quello della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per Paesaggio di Milano che si è detta sfavorevole all’impianto. «Parere che conferma le risultanze della conferenza dei servizi tenutasi il 4 agosto», si legge nella missiva inviata dalla Provincia alla Sagi, ovvero la società richiedente, al Comune di Teglio, alla Comunità montana di Tirano, alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e a quella Archeologica (che aveva vincolato il proprio assenso al blocco dei lavori in scavo dagli scavi risultassero ritrovamenti) e all’Enel. «Pertanto in conformità agli esiti della conferenza e del parere non favorevole della Soprintendenza – prosegue la lettera del settore Pianificazione territoriale ed energia -, la scrivente Provincia adotterà provvedimento negativo di conclusione del procedimento». In soldoni, niente impianto a La Piana che aveva sollevato una marea di reazioni negative per l’impatto ambientale che la costruzione avrebbe comportato in una zona turistica e di verde come quella a metà fra il paese e Prato Valentino.
Ma vediamo le obiezioni della Soprintendenza che – lo ricordiamo - ad integrazione del progetto aveva chiesto alla Sagi l’esatto perimetro dell’area di intervento su ortofoto, il rilievo fotografico dettagliato dello stato di fatto della zona in oggetto e la sua articolata descrizione, oltre all’individuazione dei diversi coni ottici da cui è visibile l’area, la mappatura fotografica, la simulazione fotografica con l’inserimento dell’impianto fotovoltaico in progetto. Ebbene, dopo aver visionato la documentazione integrativa richiesta, l’ente meneghino, a firma del funzionario responsabile del procedimento Silvia Zanzani, ha detto “no” perché il progetto comporterebbe «la realizzazione di un’installazione assimilabile ad un impianto industriale in ambito caratterizzato invece da un progetto di grande naturalità, con ripercussioni legale alla rilevante alterazione sia dei caratteri cromatici e materici del paesaggio per l’inserimento di elementi esterni (pannelli), sia di quel sistema di relazioni fra bosco, maggengo, alpeggi, insediamenti antropici e spazi aperti che tradizionalmente hanno segnato questa parte di territorio». La contrarietà – alla luce anche dei presupposti di tutela paesistica, del piano paesaggistico regionale, del piano territoriale di coordinamento provinciale e delle indicazioni della Regione - è motivata anche «dalla visibilità dell’intervento almeno dal versante opposto, in particolare dalla ss.39 dell’Aprica», dall’abbattimento di circa «18mila metri quadrati di bosco maturo, costituito essenzialmente da larice e abete rosso per un totale di 560 piante». E ancora per la realizzazione di una recinzione lungo tutto il perimetro dell’impianto per uno sviluppo di circa 800 metri lineari ed, infine, per la riconversione dell’area a pascolo alla fine della vita utile dell’impianto, stimata in 20-25 anni.
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