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| Al nos dialét Le poesie in dialetto Valtellinese |
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#1 |
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Utente
Data Registrazione: 27-02-05
Messaggi: 288
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Memoria storica, concorso “Voci di Quarto” /Milano
Gli inconsapevoli vantaggi della povertà Lungi da me il voler fare un elogio alla povertà, se pur vissuta e evidentemente oggi, non rimpianta, ma ringraziando il cielo di appartenere a una società in cui, se pur con delle sacche di povertà, rispetto ai tempi della nostra gioventù, viviamo da signori, e personalmente ne sono cosciente e cerco di apprezzare questo nostro benessere raggiunto. Ma questa considerazione di un apprezzamento della povertà mi è venuta seduta comodamente sul pullman di linea, dalla pianura alla montagna del mio paese. Guardando, dai finestrini il bosco che scorreva a fianco. Il terreno rigonfio per il materiale che da anni ristagna, e tanto da premere sul muro di sostegno di cui è evidente lo sforzo di trattenerlo. Il bosco poi, tutto un ammasso di legna marcia, di rovi, di rami caduti che rendono il terreno un groviglio impenetrabile. Il mio pensiero è corso ai tempi della mia infanzia, quelli della povertà in cui il bosco era bel pulito. Non un ramo secco per terra e nemmeno residuo di fogliame, situazione “favorita” dalla miseria in cui si viveva. Naturalmente la pulizia del bosco non era opera di costosi programmi della forestale e nemmeno di azioni di volontariato, ma per un effetto naturalissimo e, per stare in tema, frutto della povertà. Infatti erano i tempi in cui per cucinare, per scaldarsi, non c’era che il focolare e questo andava alimentato a legna. Ancora oggi la legna la si usa per i camini o la stuffa di salotto. Infatti, all’autunno, nonostante i riscaldamenti centrali in ogni caseggiato, vediamo la pila di legna sistematicamente tagliata e ammucchiata fuori di certe case, ma è legna comperata. A quei tempi, invece, gia da bambini, dopo la scuola, si andava sul bosco con il gerletto fatto su misura, e si raccoglieva ogni fuscello caduto per terra, per cui il bosco, automaticamente rimaneva pulito. Sgombro anche dal fogliame, in quanto, anche quello veniva raccolto (strame) per fare il letto alle mucche nelle stalle. E a quello scopo avevano un apposito rastrello che raccoglieva le foglie, ma con particolare attenzione al prodotto raso terra (vedi fiori, mirtilli, fragole ecc…) Anche i sentieri rimanevano, non solo puliti, ma anche battuti, ciò nonostante si poteva benissimo girare entro il bosco senza essere ostacolati dai rovi che s’intrecciano fra una pianta e l’altra, fra un ramo caduto e una radice, quando non ci si imbatte addirittura in cartoni, rottami, bottiglie o sacchi d’immondizia. Quindi non un rimpianto per la povertà, ma per alcuni dei suoi effetti, anche se vissuti inconsapevolmente, come questo di un bosco dove lo sguardo poteva penetrare senza essere ostacolato da tanta bruttezza. Auspicare la miseria? No, ma l’impegno individuale è auspicabile, anche se naturalmente nessuno certo, oggi, ha motivo d’inoltrarsi nel bosco per raccogliere la legna che cade dagli alberi a ogni temporale. Luisa Moraschinelli (Aprica, 21/3/2007)Milano 25/11/2007 ![]() |
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