E' finita. Cantina di Villa in liquidazione
Per la Cantina cooperativa di Villa di Tirano e Bianzone è stata decretata la liquidazione coatta amministrativa, una procedura concorsuale “alternativa” al fallimento, il cui presupposto può essere lo stato d’insolvenza dell’impresa o l'accertamento di gravi irregolarità gestionali da parte degli organismi di controllo e vigilanza. La notizia è stata data nella sede di Villa ieri mattina durante l’assemblea dei soci, convocata a due mesi dalla precedente in cui si era profilata l’ipotesi del fallimento a meno che un acquirente si fosse fatto avanti. Così non è successo e, dunque, la Cantina, che si trascina da anni, è stata posta in liquidazione. La pratica – in base a quanto emerso durante l’incontro – sarebbe già sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico. Si attende il timbro da parte del Ministero che dovrebbe avvenire nel giro di qualche mese. Dopodiché sarà nominato un commissario liquidatore (un professionista incaricato dall’autorità amministrativa di gestire la cooperativa) che dovrà procedere col pagare i debitori e sistemare i conti. In base all’ultimo bilancio, quello del 31 agosto 2013, i debiti accumulati dalla Cantina sono nei confronti delle banche per 1 milione e 354 mila euro, dei dipendenti, dei fornitori (455.181 euro) e dei soci (565.581 di debiti verso i soci per finanziamenti). Completano il puzzle dei debiti (per 4 milioni 168mila euro) quelli tributari per 297.795 euro, debiti verso istituti di previdenza e sicurezza per 35mila euro e altri debiti per 878.342 euro. Una somma ingente che sarà difficile da coprire con la liquidazione del patrimonio sceso a da 1 milione e 43mila euro a 506mila euro, la vendita delle attrezzature e del vino contenuto nelle botti, pari a due o tre vendemmie.
Quanto tempo richiederà la procedura per concludersi non è ancora definito, ma la notizia – soprattutto da parte di qualche socio anziano che ha visto nascere e crescere la Cantina – è stata accolta con sconforto. Il clima che si respirava all’interno della sala era quello di un funerale. Il funerale di una realtà che ha rappresentato per anni il punto di riferimento dei viticoltori della zona. È pur vero che la maggior parte dei soci della Cantina coltiva la vite per hobby, ma ora si ponte il problema di dove conferire le uve.
Il presidente della Cantina, Gianpietro Poletti, già due mesi fa aveva annunciato ai soci che la trattativa con la società Apri Sviluppo, cui si sarebbe dovuto cedere un ramo d’azienda, non era andato a buon fine (la società è fallita) e che «la stabilità aziendale risulta gravemente compromessa». Aveva parlato dell’impossibilità di pagare dipendenti e fornitori, alcuni dei quali hanno avviato azioni legali contro la Cantina comportanti il pignoramento di beni.
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