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Vecchio 29-05-14, 07:58   #1
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Predefinito Mele e altre colture possono convivere

La coltivazione delle mele può convivere con le altre colture, quella dei piccoli frutti oppure quelle identitarie di grano saraceno o segale. Claudio Franchetti, presidente della biblioteca di Ponte in Valtelline e agricoltore per hobby, ha voluto lanciare questo messaggio all’incontro organizzato per “Ponte in fiore” con ospite il ruralista Massimo Angelini, presidente dell’Associazione per la terra e la cultura rurale. Angelini, ligure, «voce fuori dal coro, che non ha niente da vendere» ha contribuito a dare ampio respiro all’agricoltura valtellinese, su cui in questi ultimi tempi si è aperto un ampio dibattito.
«Quando l’agricoltura non era di moda – ora lo è diventato, anche se è una bella moda – Angelini girava per piccoli paesini della Liguria alla ricerca dei vecchi semi – afferma Franchetti -. Qualche anno fa ha fondato con 19 persone l’associazione della Quaratina per la promozione e la riscoperta della patata Quarantina genovese. La sua esperienza può essere da sprone per noi». Ed ecco come: «Credo che in Valle possano convivere la produzione delle mele con sempre maggiore attenzione al territorio, e produzione identitarie, invece mi trovo spesso a vedere scontri fra chi produce un prodotto o l’altro».
Angelini, nel presentare il suo libro “Minima ruralia”, ha cercato di chiarire anche il concetto di varietà locali, su cui «c’è molta confusione – ha detto -. Le vecchie varietà di mele Golden, Delicius Stark e Renetta in natura non esistono. In natura esistono le specie. Le vecchie o nuove varietà sono il risultato di processo di selezione, di addomesticamento, conservazione e tradizione (che significa consegna). La Renetta non c’è sempre stata, ma nel tempo è stata selezionata e poi è passata alle generazioni future». Le varietà sono un patrimonio che va tramandato, però, nel posto in cui è cresciuto. «Non avrebbe senso portarvi in Valtellina le patate della Liguria», ha detto.
Angelini si è soffermato sul significato di coltura che deriva dal verbo latino “colere” che significa coltivare, crescere, elevare, onorare. «Oggi esistono due modi di fare agricoltura – ha proseguito -: quello che produce cibo buono e quello che fa diventare la terra steppa usando macchine che la violentano e non la zappa. Industria vuol dire poche specie e poche varietà, attività erosiva e estrattiva. Mondo contadino vuole dire tante specie e varietà, rigenerazione della fertilità». C’è differenza fra agricoltori e agricoltura industriale, ma per davanti alla legge e alle normative si è tutti uguali. Da qui la proposta di Angelini: «Chi lavora da solo in regime famigliare con la sua famiglia non deve avere la partita Iva o essere iscritto alla Camera di Commercio o ancora soggetto ai controlli. I dati epidemiologici raccontano che non c’è nessuna persona morta per il botulino trovato nella marmellata dei contadini, ma in quella dei grandi produttori. Oggi, invece, per fare la marmellata devi avere un locale separato piastrellato a norma, un altro ancora per il miele. Chi scrive queste leggi non conosce la terra e il lavoro, è solo un burocrate. Contadini fanno un lavoro dove c’è profitto sociale, l’industria fa solo il profitto privato».
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