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Vecchio 07-08-13, 08:09   #1
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Predefinito Stella Cieca stasera al festival teatrale

«E’ così bello avere un sogno; non è importante se si avvererà, ma è meraviglioso sapere che esiste», scrive Rudkovski. Si identifica in questo pensiero lo spettacolo teatrale “La stella cieca” diretto da Alena Vaitsiashonak che recita insieme a Marina Martinelli, Simona Micheletti, Stefano Pirovano, Fabiola Tentori mercoledì 7 agosto a palazzo Juvalta a Teglio.
Un sogno avvisa Ena che qualcosa di spaventoso accadrà alla sua famiglia e l’avvertimento si concretizza quando la stella cieca fa inaspettatamente ingresso in casa sua. La stella cieca è un essere enigmatico, quasi alieno, che scardina false certezze, insinua dubbi e stimola riflessioni in tutti i componenti della famiglia. Il suo compito è quello di liberare Kin dalle sue ossessioni, dal rapporto con la madre e la fidanzata che lo tengono imprigionato. Nia, la sorella di Kin, sarà la prima a seguire l’invito della stella cieca: corri, vai, corri verso i tuoi sogni. Sogni che forse non si avvereranno mai ma che danno senso alla nostra esistenza. Kin capisce che la stella cieca è lì per lui, capisce che qualcosa dovrà cambiare grazie a lei, ma non riesce a salvarla dalla malvagità di Ena, disposta a tutto pur di salvare i suoi figli.
«Alla base del lavoro su questo testo è stata la ricerca del linguaggio scenico adatto a una pièce a tratti realistica, a tratti onirica ed ermetica – spiega la regista bielorussa -. Il punto chiave del lavoro è stato andare “oltre la parola” per trasmettere agli spettatori il messaggio dell’autore. Lo spettacolo è curato nella ricerca di immagini statiche e dinamiche che coinvolgono i protagonisti in scena ed anche il coro che lo sostiene e lo incornicia quasi fosse spettatore. Il risultato è stato il costante contatto tra attori e spettatori che va ad abbattere simbolicamente la quarta parete: gli attori dialogano oltre che col proprio partner anche con il pubblico proponendo interrogativi sull’esistenza e sul coraggio di vivere pienamente».
La scelta di mantenere una parte dei dialoghi nella lingua originale, il russo, ha rafforzato l’efficacia dei dialoghi, intensificando il senso delle parole del testo e esaltando una comunicazione empatica attore-attore e attore-spettatore e una capacità di sentire attraverso emozioni e sentimenti. La famiglia protagonista del testo è inserita in un contesto surreale, ma nello stesso tempo la dinamica interpersonale tra i personaggi si avvale di dialoghi quotidiani e chiari e ciò contribuisce alla compressione del testo. Il tempo è relativo, a volte si stringe e a volte si dilata, portando all’idea di continua attesa.
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