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Vecchio 22-02-15, 11:11   #1
Abriga.it
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Predefinito Ragioniamo insieme sul paesaggio

Che senso ha incontrarsi qualche lunedì in biblioteca per parlare di tematiche quali il paesaggio, il territorio, la comunità o la diversità? Il senso è questo: attuare un confronto non solo teorico, in modo che dalla piena coscienza dei fatti si possa stimolare l’agire. Cioè, se si affronta il vero significato di alcuni temi, allora emerge in maniera più consapevole una cittadinanza più attiva. A questo “ragionare insieme” punta il ciclo di incontri, promosso dall’Associazione Amici della biblioteca di Sondrio (guidata dal 2009 da Gianna Baldini) e articolato in quattro pomeriggi (con inizio alle 17) alla biblioteca Rajna di Sondrio. Ivan Fassin, il 23 febbraio, aprirà le “danze” con un esperimento di auto-formazione e ricerca-azione in campo antropologico. «Si usano a vanvera espressioni come territorio, paesaggio, luogo – afferma -. Meno frequentati i termini della agrobiodiversità che, però, stanno diventando di moda con l’Expo che incombe e che, dunque, sentiremo in tutte le salse. Secondo me il cuore del discorso è relativo all’analisi dei documenti e dei messaggi, non dei messaggi semplificati che riducono la complessità del pensiero e la cultura della diversità. Si potrebbero fare due cose: o scavare di più, in termini metodologici, sulla natura del soggetto umano, oppure avviare analisi anche artigianali di messaggi formalizzati che sono molti». Fassin, in occasione dell’incontro, formulerà un paio di proposte, proporrà una bibliografia per un lavoro di approfondimento che potrebbe vedere protagonista i presenti stessi, invitati a leggere un libro e, poi, a relazionarlo, perché «stare insieme ricostruisce il tessuto sociale».
Il 9 marzo Giovanni Bettini parlerà di territorio, comunità, paesaggio, del caso della Valtellina tra condizioni attuali e ipotesi di evoluzione. «È importante – dichiara - guardare questi temi in modo riflessivo, lontani dal pressapochismo e dalla strumentalizzazione con cui queste parole vengono usate. Pensiamo alla parola territorio, una parola generica che viene usata nella quotidianità prêt à porter della politica. Il territorio è diventato materia di tecnici, quando il territorio è il termine cui guardare nella sua sostanzialità». Il valore del territorio si lega anche ad una riflessione sulla dimensione locale. «Dobbiamo essere in grado di incidere con una sterzata contro il consumo del territorio – prosegue -, riconoscere la distruzione locale dello stesso che è avvenuta e come la svolta debba esserci in una maturazione culturale che dovrebbe nascere dalla nostra capacità riflessiva. Se volessimo puntare ad un arresto di questo sistema non potremmo fare a meno di passare attraverso la conoscenza del suolo e capire come l’agricoltura possa diventare azione fondamentale, come si debba tornare alla terra con strumenti moderni». Bettini tratterà anche del rapporto fra territorio e sottomultipli, ovvero dei luoghi che hanno valenza emotiva, serbatoi dell’identità. Kafka diceva che il paesaggio è ciò che sentiamo e il territorio ciò che è. In realtà «il territorio è anche espressione della relazione con i cittadini», conclude Bettini.
Il 23 marzo Fausto Gusmeroli tratterà il tema della biodiversità e della diversità in senso lato. «La distruzione della biodiversità è una delle grandi emergenze ambientali, oltre al cambiamento climatico – afferma -, perché mette in pericolo la sopravvivenza degli ecosistemi. Parlerò dei cinque livelli di diversità: genetica e somatica, di specie e organismi, di ecosistemi, del paesaggio ed, infine, culturale».
Si chiuderà il 20 aprile con Anna Fistolera e Marina Salacrist che proporranno una riflessione sull’etica e sulla pratica della cura. «Abbiamo compiuto un percorso, negli incontri dello scorso anno, che ci ha portato a riflettere sulla crisi non riformabile del paradigma culturale occidentale e in particolare sull’inadeguatezza, per non dire dei guasti, del modello di soggetto che lo sostiene – spiega Fistolera -. Un soggetto come coscienza individuale, compatto e sovrano, ereditato da una tradizione filosofica già messa in crisi dagli eventi catastrofici del Novecento, ma tuttavia resistente e disponibile alle torsioni individualistiche e narcisistiche della società dei consumi e del liberismo. La deriva ulteriore che abbiamo cercato insieme di mettere in luce sta nel fatto che, se da un lato la nostra attuale strutturazione sociale si costruisce sull’interesse individuale, sul godimento senza limiti, sulla competizione mercantile delle soggettività, l’esito più vistoso è invece quello della scomparsa della rilevanza e della libertà di poter contare, di poter decidere. La nostra proposta di soffermarci sulla “cura” come pratica e come etica, risponde dunque a un bisogno di mettere a fuoco quale soggettività vi sia al lavoro e di farlo chiedendoci quali siano i moventi di una trasformazione della soggettività».
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