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Vecchio 16-11-10, 08:14   #1
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Predefinito Dna del Caravaggio a Tirano: quanta tensione

Alla fine si sono presentati in cinque: Corrado Merizzi, l’ingegnere sondriese capostipite della famiglia Merizzi, insieme al figlio Jacopo, l’alpinista reduce da poco tempo da un grave incidente; e poi l’altro ceppo tiranese del casato quello di Umberto Merizzi e, di seguito, Giancarlo e di Enzo. Cinque discendenti Merizzi che, forse, anche da anni non si vedevano e che si sono incontrati nella sala consigliare di Tirano per capire se nel loro sangue scorra una illustre discendenza: niente meno che quella del pittore della luce di cui quest’anno si celebra il quarto centenario della morte. E se fino a qualche settimana fa tutti credevano che fosse uno “scherzo”, il clima di tensione ed emozione che si respirava in sala sabato sera all’incontro sul Caravaggio con successivo prelievo del Dna dai famigliari Merizzi, organizzato da “ASD Valtellina per lo Sport”, ha lasciato intendere che qualche speranza viene nutrita in quel di Tirano. Dai Merizzi certo - famiglia verso cui sono andati i ringraziamenti da parte del sindaco Pietro Del Simone per il grande ruolo rivestito in città e per la disponibilità ad aprire lo splendido palazzo in ogni occasione di festa -, ma anche da Tirano stessa che è finita sotto i riflettori di un’indagine estesa a livello nazionale e che potrebbe guadagnarne in visibilità. Gli esperti dell’università di Ravenna, che ormai da anni stanno cercando riscontri certi da confrontare con le ossa trovate a Porto Ercole dove Caravaggio morì, hanno voluto estendere la ricerca anche a Tirano dove vivono almeno due ceppi di famiglie Merizzi. Caravaggio, come noto, faceva Michelangelo Merisi di nome. I Merizzi di Tirano, in base ai documenti degli archivi storici, arrivano dalla Bergamasca. Lo stemma (la mano con le cinque spighe) è uguale sia per la famiglia Merisi che per quella Merizzi. Dunque più di una coordinata fa pensare ad un collegamento. Ecco il perché della serata a Tirano che ha raccolto, nella sala consigliare del municipio, un pubblico decisamente folto e molto curioso. «La partecipazione è sintomo dell’importanza dell’iniziativa», ha commentato il sindaco in apertura, che ha passato la parola agli organizzatori Graziana Azzalini e Jack Mangano di ASD per un messaggio: la voglia di portare la cultura a tutti e soprattutto ai giovani.
Compito dello storico Gianluigi Garbellini quello di presentare la famiglia così importante per la storia di Tirano, che ebbe titolo nobiliare, i cui membri si distinsero nella professione di avvocato e ingegnere. Uno dei Merizzi fu addirittura il primo a pensare ad una scuola pubblica per i figli poveri principalmente. Valentino Merizzi ebbe due figli al di fuori del matrimonio: Pietro martire vittima della giustizia dei Grigioni, Clemente che diede inizio al ramo Merizzi Clement la cui discendenza è ancora presente. Ricordiamo anche la diramazione austriaca con Erik Von Merizzi.
Ad aver scoperto questo collegamento fra Tirano e Caravaggio località, Merizzi e Merisi è stato il pittore bergamasco ma turista valtellinese, Francesco Tresoldi, che nella lunga ricostruzione biografica di Caravaggio ha raccontato quanto sia rimasto sbalordito nel vedere su palazzo Merizzi abduano lo stesso stemma di quello caravaggino. Ed è stato proprio Tresoldi a voler coinvolgere gli studiosi Giorgio Gruppioni, professore ordinario di Antropologia all'Università di Bologna (polo di Ravenna) autore, con Silvano Vinceti e Luciano Garofano, del libro “Il mistero Caravaggio”, ed Elisabetta Cilli ricercatrice dell'università di Bologna (sede di Ravenna). A Cilli il compito di effettuare il prelievo ai cinque probabili discendenti con una specie di spazzolino boccale, un po’ come Csi, con cui si sono prelevate cellule dall’interno della guancia. Una cosa indolore, come uno sfregamento al termine del quale è stato fatto firmare un foglio, si sono raccolti i dati relativi a genitori e nonni e il tutto è stato incluso nelle analisi. A questo punto tocca solo aspettare…
Su una cosa la condivisione è indiscussa: «Potremmo essere tutti discendenti dal pittore Caravaggio, viste le avventure caravaggesche della nostra famiglia». Parlano i cinque probabili discendenti dell’artista bergamasco che, sabato sera a Tirano, sono stati sottoposti al test del Dna. Un pochino di tensione per la prova a mo’ di trasmissione Csi con tanto di kit da polizia scientifica, che si è sciolta al termine della serata fra battute e saluti. C’era Umberto Merizzi, la cui moglie di nome Sidonia – curiosamente con lo stesso nome di una moglie Merizzi del 1500 – dice: «Umberto è sempre stato fiero del suo cognome». Giancarlo Merizzi è venuto per curiosità e, «viste le complicate ricerche che gli studiosi stanno conducendo, se serve il nostro Dna per fare il confronto diamolo». Corrado Merizzi è stato il primo a fare il test, mentre il figlio Jacopo ammette: «I Merizzi sono meno seri di come sono stati descritti -. E’ stata una famiglia caravaggesca con grandi leader ma anche personaggi particolari. Mia nonna, che era pittrice, ogni tanto ipotizzava questo collegamento con Caravaggio, ma se una traccia scientifica lo dovesse confermare sarebbe una cosa straordinaria». Enzo Merizzi, figlio di Clementino Merizzi, abita a Milano ma ha raggiunto Tirano nel fine settimana perché «al di là del caso personale è interessante l’applicazione di tecnologie nuove. Mio papà mi diceva che noi discendiamo da Caravaggio e adduceva come prova definitiva di questo il fatto che lui irascibile e implacabile come il pittore». E se si rilevasse che è tutto vero? «Mah, al massimo sul biglietto da visita posso scrivere “discendente da Caravaggio”».



Ma perché “servono” le prove del Dna dei probabili discendenti tiranesi di Caravaggio? Il motivo è stato spiegato da Giorgio Gruppioni dell’Università di Ravenna, ovvero per una «ricerca ambiziosa che si propone di trovare i resti di Caravaggio che erano andati dispersi – ha detto -. A Porto Ercole Caravaggio morì in un ospedale locale. Venne sepolto nel cimitero di San Sebastiano fino a quando nel 1956 molti resti furono riesumati e portati nella cripta dell'attuale cimitero. Sono stati analizzati partendo dalle informazioni in possesso sul pittore (corporatura, età di morte, sesso) con l’analisi del carbonio 14 da cui è risultato che solo uno era morto in quel periodo».
La ricercatrice Elisabetta Cilli ha spiegato che per identificare i resti del Caravaggio, però, era necessario trovare un Dna di confronto, cioè un Dna di attribuzione certa con cui confrontare quello estratto dai resti indiziali. Ma di Caravaggio nulla è rimasto, dunque l’unica pista percorribile era quella di cercare un parente del maestro. «Siamo andati nell'archivio parrocchiale di Caravaggio – ha proseguito Cilli - e abbiamo trovato che la sorella Caterina è l'unica ad aver dato discendenza, ma questa linea si interrompe nel 1746. Non potendo più seguire questa discendenza, siamo ricorsi alla discendenza maschile, ma dei fratelli di Caravaggio non si è trovato la sepoltura. Allora siamo ricorsi ad un confronto con il cromosoma Y dei portatori del cognome di Caravaggio, cioè Merisi. Ogni padre trasmette ai figli maschi sia il cognome sia cromosoma Y. Siamo andati a studiare i cognomi Merisi e Merisio limitati nelle province di Milano e Bergamo. E dopo Caravaggio, eccoci a Tirano».
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