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| Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi |
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Collaboratori
Data Registrazione: 19-05-05
Messaggi: 5.781
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E’ in uscita in questi giorni nell’allegato di luglio de “Il Tiranese senza
confini” la pubblicazione “ Crùsti de pulénta”, raccolta di “storielle tiranesi” , così le chiama l’autore Ezio Maifrè, noto in provincia per il suo impegno in campo culturale, in particolare per la promozione del dialetto e delle tradizioni locali. A tale proposito da qualche mese il nostro tiranese è riuscito a realizzare il progetto che aveva in cantiere da anni e cioè una rubrica con testi e racconti dialettali dalla vallate e dai paesi della provincia di Sondrio dal titolo “Parole in dialetto” sul portale www. Vaol.it. Appassionato di scrittura, anche di quella giornalistica, da diversi anni collabora con i giornali che si sono costituiti in quel di Tirano (prima “Giornale di Tirano”, poi “Tirano e dintorni” ed ora a “Il Tiranese senza confini”) , occupandosi in special modo dei costumi locali e gastronomici, scrivendo leggende, racconti, poesie e testimonianze dei tempi passati in italiano e in dialetto tiranese. Ha curato diverse commedie dialettali e ottenuto alcuni riconoscimenti in premi letterali dialettali e pubblicato libri bilingue italiano/tiranese. Ha ottenuto numerosi premi in Concorsi letterari.La pubblicazione (vedi copertina in allegato) contiene dieci racconti e alcune illustrazioni firmate Wilma Del Simone. In copertina vi è un’immagine fotografica scattata dall’autore che s’intitola ‘L büi de piàza Paravizìna”. "Le Storielle tiranesi – Crùsti de pulénta, mi hanno ha consentito di compiere un tuffo nel passato - scrive nella prefazione Paola Mara De Maestri -, di intraprendere un viaggio ricco di immagini ed emozioni nella cultura e nelle tradizioni che affondano le radici nel nostro territorio, in particolare in quello tiranese, che oggi più di ieri necessitano di essere mantenute vive e tramandate. Questi dieci racconti, scaturiti dalla fantasia, dal ricordo e dalla passione del poeta e scrittore tiranese Ezio Maifrè per la propria terra e per la scrittura, in special modo per quella dialettale, sono riportati in questa pubblicazione in italiano (con l’eccezione di qualche parola o espressione), anche se tanto è il radicamento del dialetto nell’animo dell’autore che prima sono state sicuramente pensate in dialetto, come si evince dalla brevità delle frasi, e poi tradotti nella nostra lingua ufficiale. Sono stati messi nero su bianco circa cinque anni fa per i bambini, in quanto Ezio si sente particolarmente vicino al mondo dell’infanzia (ognuno di noi indipendentemente dall’età conserva ancora dentro di sé il bambino che è stato), e vogliono consegnare al lettore un insegnamento, come cercavano di fare i nostri avi, quando si riunivano con tutta la famiglia intorno al camino o nella stalla e si raccontavano delle storie. Nelle storielle di Ezio (come le chiama lui) si rivive la calda atmosfera di un tempo, quella della sua cara nonna Virginia, dove le serate trascorrevano in compagnia ascoltando a bocca aperta i racconti dei più anziani. Attuali sono i messaggi contenuti nei suoi racconti come : «Cari bambini, dovete sapere che la carità e l’amore sono sentimenti che abbracciano il mondo e sono perenni nel tempo, sgorgano dal cuore buono e non da un freddo Computer e da una vita telematica e programmata» oppure «Capì che un piccolo dono, anche se povero come il carbone donato dove c’è necessità, scalda la casa e i cuori, mentre il superfluo e l’abbondanza vanno presto in nonnulla , anzi molte volte fanno venire il male di pancia». Si ritrovano tra le pagine, nello scorrere delle righe, le figure del casaro e dei contadini poveri come ben richiamano i mutandoni di lana, i calzoni corti con le pezze sul sedere e scarpe bucate; i luoghi tipici di una certa zona contrada S. Maria, la selva di Cà dei Gatèi, oppure la Valle di Ganda. Chiaro è l’attaccamento ai valori e alla religione che soprattutto in quel di Tirano si sono rafforzati con l’apparizione della Madonna al Beato Homodei ormai più di Cinquecento anni or sono. Lo rammentano i richiami a S. Martino e Serafino, il rosario e Gesù Bambino. Questo libretto lo consiglio agli adulti per riscoprire alcune importanti perle del nostro passato e ai più piccoli che nulla sanno se non gli viene insegnato. Ai bambini piace molto sentirsi raccontare le storie, soprattutto a quelli di più tenera età, che sentono la magia delle parole, ancora poco »contaminati« da quei mezzi »artificiali« che uccidono la fantasia. È importante, a mio avviso, insegnare alle nuove generazioni a riconoscere, a gestire e a discriminare le emozioni nel quotidiano attraverso una condivisione empatica sui temi fondamentali dell’esistenza, esperienza che può avvenire anche con il racconto e l’ascolto di storie che ci arrivano da lontano. Invito a leggere con attenzione questo libretto perché il suo contenuto contribuisce a promuovere la nostra cultura e le nostre tradizioni, che rappresentano un patrimonio di inestimabile valore per tutti". |
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