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Vecchio 01-06-14, 11:49   #1
Abriga.it
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Predefinito Il Vajont a teatro con dolcezza

Raccontare la tragedia del Vajont sotto forma di fiaba sembra impossibile. E, invece, è il lavoro che hanno fatto i 34 studenti delle due sezioni quarta della scuola primaria Vido di Tirano che hanno portato in scena lo spettacolo teatrale “La fiaba del Vajont”. L’iniziativa è partita dall’insegnante Claudia Quadrio che ha trovato la fiaba scritta dai bambini di Longarone dieci anni fa per il 40esimo anniversario del disastro del Vajont, l'evento accaduto la sera del 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idroelettrico artificiale del Vajont, a causa della caduta di una colossale frana dal Monte Toc nelle acque del bacino lacustre alpino. La conseguente tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso ed il superamento della diga, provocarono l'inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone, e la morte di 1.917 persone. «Nel primo quadrimestre i bambini hanno affrontato in classe i temi del dissesto idrogeologico – spiega Quadrio, l’esperta interna alla scuola che si è occupata di sceneggiatura, testo, messa in scena e proiezioni -, a febbraio è partito il laboratorio teatrale che per due mesi ha svolto un lavoro sul corpo e la voce. Da marzo è iniziata la produzione vera e propria dello spettacolo con una storia che trasmette un messaggio in chiave romantica e dolce». La trama è questa: un re e una regina sperano che il figlio Toc trovi moglie, ma tutte le dame che gli vengono fatte conoscere a lui non piacciono. I folletti propongono la principessa Acqua. Naturalmente interviene una strega che, negata, trasforma Toc in montagna e la principessa in lago, il re e la moglie in diga. Toc, spinto dall’amore per Acqua, ormai divenuto montagna si tuffa verso il lago, la cui acqua tracima. I folletti tornano nel paese di Longarone, prima rigoglioso, e non trovano più nulla, se non un bambino che ha gli stessi tratti di Toc e Acqua e che si chiamerà Vajont, il frutto ultimo del loro amore. I bambini sono cresciuti in espressività e hanno capito, pur nella dolcezza della storia, l’aspetto tragico della vicenda. Oltre a Quadrio, hanno operato gli insegnanti Roberta Garbellini, Anna Gignoli e Ivan Nussio, con la collaborazione dei genitori e di Sara Magro per le coreografie.
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