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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 16-02-14, 12:10   #1
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Predefinito I "Lacci" di Bergonzoni allacciano Tirano

Dopo l’intro al buio con un fittizio dialogo fra due persone che cercano di accendere la luce fra tasti on-off, spie che lampeggiano e fili da legare, Alessandro Bergonzoni si presenta in sala con una trovata scenica che solo la sua creativa mente poteva inventare: tre fari di luce colpiscono in volto il pubblico e, nella nebbia, Bergonzoni si presenta con quelli che chiamerà «prematuri», le incubatrici dove vengono accolti i bimbi prematuri con due fori per far passare le mani al loro interno. Tre prematuri sul palco (e di fatto lo siamo tutti con la luce che ci abbaglia come quella che il neonato vede alla nascita), perché le domande sono: «Siamo nati o prematuri? Siamo in grado di avere dei figli? Abbiamo l’età per capirlo? Siamo pronti ad affrontare i legami di tutti?».
Il primo tema che l’attore, ospite di Tirano Teatro giovedì sera al Mignon, affronta nel suo spettacolo è, infatti, quello della paternità. E lo con quel suo personalissimo stile fatto di un flusso ininterrotto di parole, supposizioni, suggestioni, domande, battute. “Lacci”, questo il titolo della rappresentazione, è una primizia per il pubblico (per vederlo sono arrivati spettatori di tutta la provincia che hanno riempito fino all’orlo il teatro), visto che si tratta dell’anteprima del suo ultimo lavoro e così i «nascituri» diventano anche i contenitori-leggio dei suoi fogli che l’attore fa passare di pagina in pagina durante il recital. Ma diventano anche le strutture di appoggio per un vecchio che deambula, il ventre della madre che deve partorire e, alla fine, sgabello e tavolo. La ricchezza nell’essenzialità. Diverso il discorso se riferito alle sue argomentazioni così nutrite e saltellanti da un concetto all’altro, fra giochi di parole e di suoni, che lo spettatore non può permettersi di perdere l’attenzione nemmeno un secondo. E non ci riuscirebbe neanche, tanto ammalia il suo racconto dalle acrobazie sonore e semantiche (esilaranti i binomi vedenti e non vedenti, veduti e non veduti ecc.).
I “Lacci” sono, dunque, i legami fra padre e figlio («legami non di sangue, ma di bene»), sono fili che ci uniscono tutti e, se abbiamo perso i fili per strada, dobbiamo «buttare le bricioline avanti e non indietro come faceva Pollicino, e prendere le decisioni». I “Lacci” ancora sono il nostro collegamento con il mondo, perché dobbiamo operare in tutti i campi e, soprattutto, parola chiave dello spettacolo, dobbiamo fare «nesso», riempire gli spazi, invocare la tenerezza. «Io devo fare il mio film», alias io devo costruire la mia vita. Un implicito messaggio di speranza, affidato come in una torre di Babele al multilinguismo reale e fittizio, quello che Bergonzoni lancia al suo pubblico, che non smette di applaudirlo e a cui promette di tornare un’altra volta a Tirano.
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