Cani da traccia: realtà da conoscere
Si è tenuta nei giorni scorsi in Val Belviso la sesta prova nazionale dei cani da traccia, organizzata dal Gruppo conduttori di cani da traccia della provincia di Sondrio: si tratta, per intendersi, di cani che servono nella gestione venatoria per il recupero degli ungulati feriti, ovvero di quei capi di selvaggina che i cacciatori non trovano, perché si sono allontanati dal punto dove sono stati colpiti. Per poterli ricercare e recuperare vivi o morti servono questi cani specializzati, addestrati a superare alcune prove ed esami selettivi.
«In val Belviso, dove 20 anni si era tenuto il Campionato italiano dei cani da traccia, siamo tornati per ripetere l’esperienza – spiega Ernesto Ceribelli del Gruppo conduttori -. Per l’occasione è stato organizzato un corso di perfezionamento, perché non si finisce mai di imparare, finalizzato ad aumentare le conoscenze culturali e tecniche dei conduttori che lavorano con spirito di volontariato, mettendosi a disposizione di chi ne ha bisogno. I cani non servono a noi, non sono da considerare cani da caccia, ma lavorano per un servizio pubblico, nell’interesse della gestione faunistica e venatoria. Anche nel caso di un incidente stradale se bisogna recuperare un animale, per esempio, possono essere utili».
Questi quadrupedi sono stati addestrati per lavorare al meglio sulla traccia fredda, emanazione particolarmente delicata e vecchia che solo questi cani riescono a seguire per lungo tempo, anche dopo due giorni e anche per 3-4 km.
«In provincia ci sono 20 cani abilitati attraverso prove di lavoro organizzate dall’Enci, ente nazionale della cinofilia italiana – prosegue Ceribelli -. Dovrebbero essere usati molto di più, si deve lavorare per far conoscere anche ai cacciatori le potenzialità dei cani da traccia. Cosa che porterebbe al recupero di centinaia di capi di selvaggina».
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