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Vecchio 09-07-09, 07:50   #1
Abriga.it
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Predefinito "Storielle" fra storia e ricordo, parola di Maifré

E’ in uscita in questi giorni nell’allegato di luglio de “Il Tiranese senza
confini” la pubblicazione “ Crùsti de pulénta”, raccolta di “storielle
tiranesi” , così le chiama l’autore Ezio Maifrè, noto in provincia per il
suo impegno in campo culturale, in particolare per la promozione del
dialetto e delle tradizioni locali. A tale proposito da qualche mese il
nostro tiranese è riuscito a realizzare il progetto che aveva in cantiere da
anni e cioè una rubrica con testi e racconti dialettali dalla vallate e dai
paesi della provincia di Sondrio dal titolo “Parole in dialetto” sul portale
www. Vaol.it. Appassionato di scrittura, anche di quella giornalistica, da
diversi anni collabora con i giornali che si sono costituiti in quel di
Tirano (prima “Giornale di Tirano”, poi “Tirano e dintorni” ed ora a “Il
Tiranese senza confini”) , occupandosi in special modo dei costumi locali e
gastronomici, scrivendo leggende, racconti, poesie e testimonianze dei tempi
passati in italiano e in dialetto tiranese. Ha curato diverse commedie
dialettali e ottenuto alcuni riconoscimenti in premi letterali dialettali e
pubblicato libri bilingue italiano/tiranese. Ha ottenuto numerosi premi in
Concorsi letterari.La pubblicazione (vedi copertina in allegato) contiene
dieci racconti e alcune illustrazioni firmate Wilma Del Simone. In copertina
vi è un’immagine fotografica scattata dall’autore che s’intitola ‘L büi de
piàza Paravizìna”. "Le Storielle tiranesi – Crùsti de pulénta, mi hanno ha
consentito di compiere un tuffo nel passato - scrive nella prefazione Paola
Mara De Maestri -, di intraprendere un viaggio ricco di immagini ed emozioni
nella cultura e nelle tradizioni che affondano le radici nel nostro
territorio, in particolare in quello tiranese, che oggi più di ieri
necessitano di essere mantenute vive e tramandate. Questi dieci racconti,
scaturiti dalla fantasia, dal ricordo e dalla passione del poeta e scrittore
tiranese Ezio Maifrè per la propria terra e per la scrittura, in special
modo per quella dialettale, sono riportati in questa pubblicazione in
italiano (con l’eccezione di qualche parola o espressione), anche se tanto è
il radicamento del dialetto nell’animo dell’autore che prima sono state
sicuramente pensate in dialetto, come si evince dalla brevità delle frasi, e
poi tradotti nella nostra lingua ufficiale. Sono stati messi nero su bianco
circa cinque anni fa per i bambini, in quanto Ezio si sente particolarmente
vicino al mondo dell’infanzia (ognuno di noi indipendentemente dall’età
conserva ancora dentro di sé il bambino che è stato), e vogliono consegnare
al lettore un insegnamento, come cercavano di fare i nostri avi, quando si
riunivano con tutta la famiglia intorno al camino o nella stalla e si
raccontavano delle storie. Nelle storielle di Ezio (come le chiama lui) si
rivive la calda atmosfera di un tempo, quella della sua cara nonna Virginia,
dove le serate trascorrevano in compagnia ascoltando a bocca aperta i
racconti dei più anziani. Attuali sono i messaggi contenuti nei suoi
racconti come : «Cari bambini, dovete sapere che la carità e l’amore sono
sentimenti che abbracciano il mondo e sono perenni nel tempo, sgorgano dal
cuore buono e non da un freddo Computer e da una vita telematica e
programmata» oppure «Capì che un piccolo dono, anche se povero come il
carbone donato dove c’è necessità, scalda la casa e i cuori, mentre il
superfluo e l’abbondanza vanno presto in nonnulla , anzi molte volte fanno
venire il male di pancia». Si ritrovano tra le pagine, nello scorrere delle
righe, le figure del casaro e dei contadini poveri come ben richiamano i
mutandoni di lana, i calzoni corti con le pezze sul sedere e scarpe bucate;
i luoghi tipici di una certa zona contrada S. Maria, la selva di Cà dei
Gatèi, oppure la Valle di Ganda. Chiaro è l’attaccamento ai valori e alla
religione che soprattutto in quel di Tirano si sono rafforzati con
l’apparizione della Madonna al Beato Homodei ormai più di Cinquecento anni
or sono. Lo rammentano i richiami a S. Martino e Serafino, il rosario e Gesù
Bambino. Questo libretto lo consiglio agli adulti per riscoprire alcune
importanti perle del nostro passato e ai più piccoli che nulla sanno se non
gli viene insegnato. Ai bambini piace molto sentirsi raccontare le storie,
soprattutto a quelli di più tenera età, che sentono la magia delle parole,
ancora poco »contaminati« da quei mezzi »artificiali« che uccidono la
fantasia. È importante, a mio avviso, insegnare alle nuove generazioni a
riconoscere, a gestire e a discriminare le emozioni nel quotidiano
attraverso una condivisione empatica sui temi fondamentali dell’esistenza,
esperienza che può avvenire anche con il racconto e l’ascolto di storie che
ci arrivano da lontano. Invito a leggere con attenzione questo libretto
perché il suo contenuto contribuisce a promuovere la nostra cultura e le
nostre tradizioni, che rappresentano un patrimonio di inestimabile valore
per tutti".
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