Pentacom: non più cinque Comuni
Il Comune di Ponte in Valtellina, fra i fondatori della Pentacom quindici anni fa, è uscito dall’associazione sportiva che, come si capisce dal nome, unisce i cinque Comuni di Montagna, Poggiridenti, Tresivio, Chiuro e Ponte?
Lo domandano al sindaco di Ponte, Franco Biscotti, i quattro consiglieri di minoranza che hanno presentato un’interrogazione sull’argomento.
«L’associazione sportiva Pentacom crediamo sia uno dei pochi esempi, forse unico a livello provinciale, di costituzione intercomunale di un organismo per la gestione comune delle attività sportive e aggregative - scrivono Nora Valesini, Francesco Bertoletti, Bruno Gianatti e Raffaele Mitrano -. La Pentacom è diventata presto polo di attrazione per le comunità degli stessi Comuni fondatori e di quelle limitrofe, con oltre 750 soci, cittadini di ogni età e sesso, praticanti le varie discipline sportive dalla stessa proposte. Riuscendo realmente a mettere da parte divisioni e campanilismi grazie anche all’attenzione dei rispettivi sindaci e amministratori, cinque realtà che si sono associate per dare vita a qualcosa di unico, e crediamo soprattutto utile».
Detto questo, l’opposizione chiede al primo cittadino se sia vero che il Comune di Ponte sia uscito dalla Pentacom e quali, eventualmente, siano le cause che hanno portato a questa decisione considerato che Ponte è Comune fondatore da ben oltre 15 anni.
La minoranza non ipotizza nessun motivo che possa aver portato o possa portare il Comune a prendere questa decisione.
Quello che è certo è che il Comune di Ponte versa alla Pentacom un contributo annuale di 2.500 euro, la quale in cambio la Pentacom propone ai cittadini di Ponte un’offerta sportiva «multivalente – dice la minoranza - a condizioni agevolate». Stesso discorso vale per i progetti rivolti alle scuole che la Pentacom propone al comprensorio scolastico di Ponte. Opportunità e iniziative che saranno garantite? Se lo domandano i consiglieri che ne approfittano per ribadire una critica già esplicitata in passato in consiglio comunale: quella relativa all’opera di rifacimento della copertura del campo sportivo con un nuovo manto in erba sintetica. «L’amministrazione delibera l’ennesima ristrutturazione del campo sportivo per oltre mezzo milione di euro – dice la minoranza - e si fa “braccino corto” per la Pentacom?». Il riferimento va ai lavori che interesseranno il campo prossimamente e che partiranno con la sistemazione dell’accesso alla struttura sportiva e dei posteggi.
«Sì, siamo usciti dalla Pentacom perché si è creata una concorrenza fra la nostra Unione sportiva Pontese e la Pentacom». La conferma che l’amministrazione comunale di Ponte non faccia più parte dall’associazione sportiva viene dall’assessore allo Sport, Ermanno Maranga, che bene conosce la realtà sportiva e sociale del paese facendone parte attiva. Il contratto con la Pentacom, in base al quale il Comune versava annualmente al sodalizio 2.500 euro, è scaduto e il Comune ha deciso di non rinnovarlo. Il motivo sta nella “rivalità” che la Pentacom ha creato con l’Usd Pontese in ambito calcistico.
«Premetto che la Pentacom è un’associazione sportiva validissima che lavora bene, ma si sono creati dei disguidi in questi ultimi anni – spiega Maranga -. Quando anche Ponte ha contribuito alla creazione della Pentacom il significato era quello di creare una realtà che sfruttasse le strutture sportive presenti sul territorio come il campo sportivo di Chiuro e la palestra di Tresivio. L’obiettivo era che i ragazzi avessero tutti gli stessi benefici nell’uso delle strutture e della attrezzature. Inoltre l’idea era che la Pentacom proponesse, come fa tuttora, attività legate allo sci, all’atletica, alla pallavolo, limitando il calcio. A Ponte, infatti, opera da 50 anni l’Usd Pontese con 200-250 iscritti di Ponte e dei paesi limitrofi».
Così, però, non è successo e anche la Pentacom ha puntato molto sul calcio. «Le due società ne hanno parlato, ma non sono riuscite a trovare un accordo per cui mi sembra giusto che il Comune di Ponte opti per il proprio gruppo sportivo di cui è orgoglioso».
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