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Al nos dialét Le poesie in dialetto Valtellinese

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Vecchio 30-11-08, 16:31   #1
Luisa
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Predefinito Memoria storica abgriga 40 - commento dicembre (1) (2)

Memoria storica abriga 40
Dicembre (1) (2)

Commento a dicembre (1) (da inserire, con la poesia,nella prima quindicina)
al mese di dicembre, in questa visuale sull’Aprica anni 40, testimonianza diretta, ho dedicato due poesie; questa, la (1) dedicata a un fatto importante nella vita di ogni giorno della gente di quel tempo e la (2), la piú significativa sul piano spirituale e in atto ancora oggi, che è quella del Natale.
Per quanto riguarda la (1) fatto importante sul piano umano, di quei tempi, era l’ammazzare il maiale. Veramente ha niente a che fare con il Natale, ma generalmente cadeva in questo periodo. Un fatto, a modo suo comunque importantissimo nella vita di quel tempo. Infatti, i prodotti del maiale erano quelli che, durante l’anno’ accompagnavano, nei pasti di ogni giorno, quanto si raccoglieva dalla campagna e quindi un apporto importante ..
Non a caso, quel giorno era una grande festa nella famiglia, ma anche nel vicinato. Tutti partecipavano. Anche i bambini, tanto che noi di quèl tempo, saremmo in grado di descrivere (vedi la versione in dialetto) le fasi della macellazione che aveva la durata due giorni. La festa era la sera, a lavori ultimati. Separate e lavorate tutte le parti , con la coreografia delle salsicce, salami, cotechini , legate e appese ai pali, preparavano grandi tavolate, con un sol piatto ciascuno e una forchetta. A tempo dovuto arrivava su desco la grande polenta fumante, l’apposita “biéla” con salsicce e cotechini, un'altra con ossa e la scodella di legno con il vino, che passava dall’uno all’altro e , per l’occasione, era permesso anche ai bambini un sorso. Per tutti e molto apprezzato dai bambini, era il fatto che fosse, forse, l’unica occasione in cui ci si saziava veramente. Infatti le donne lo confermavano dicendo: “tulè giö matei fin ca e destacadi…”approfittate ragazzi fino a quando le salsicce non sono ancora appese ai pali ….., perché poi , nel corso dell’anno, ci si dovrà accontentare, nei pasti, per una salsiccia intera , i grandi e metà i piccoli, da accompagnare alla giornaliera polenta..
Luisa Moraschinelli

Commento a dicembre (2) (da inserire nella seconda quindicina
-
In questo ultimo tuffo negli anni 40 delle nostre tradizioni, trattandosi di dicembre, non possiamo che parlare del Natale. Riferendomi a un mio intervento su questo stesso sito „Al Natal da sèmpar“ per l’aspetto naturale, potremmo dire che pure a distanza di settantanni e più, lo potremmo ancora trovare intatto sotto l’aspetto naturale:
un cielo stellato, attorno tutto candido per la neve (speriamo) e magari un giorno di tipiaca – fiocca- ricreando in pieno l’atmosfera nataliza, quella di sempre. Se,poi accompagnamo il tutto con le funzioni religiose e la fortuna di trovarsi con la famiglia unita, ecco l’atmosfera del Natale di sempre. Ma qui dobbiamo fermarci. Oltre, i confronti, non sono più validi con nostri giorni, ma non siamo noi a fermare il tempo.
Ci sia, però permesso di sostare un attimo su quel Natale di sempre. Senza rimpianti ma per ritrovare quella atmosfera di poesia, di preziosità del poco, quando c’è niente, per cui tutto prende un grande valore, anche i tre mandarini, la frutta secca, le quattro caramelle, e udite, udite, la scatola di sei matite colorate per la scuola, che Gesù Bambino, passando per la contrada con l’asinello, lasciava sul davanzale delle nostre finestre, dai vetri ricamati dal gelo nella notte. E, che artista!!!! Proviamo a riprodurre quei disegni.
Sensazioni che rimangono impresse nella vita di chi le ha vissute.

Con questo, ultimo commento allegato alla poesia del mese di dicembre(2), ultima della serie, chiudiamo la nostra visuale sull’Aprica degli anni 40 nella testimonianza diretta di noi che c’eravamo . Il tutto raccontato nel nostro dialetto che, come dicono gli studiosi del ramo: - se l’italiano è la lingua delle cose, il dialetto è la lingua del cuore –
e , secondo una mia personale esperienza, il dialetto ricrea anche una certa atmosfera nostrana che diversamente non emerge. Con questo chiudo questo ciclo, sperando di aver dato, o meglio lasciato, una testimonianza di come viveva la nostra gente in un periodo storico che segna la fine dell’era contadina e quindi con usi e costumi passati, ma che sicuramente, come si dice per il vino e il formaggio, invecchiando, non perdono affatto il gusto, ma migliorano.
Un pensiero nostalgico, il nostro, ma anche senza rimpianti, tenuto conto che tutto sommato, oggi abbiamo più di quello che avremmo potuto desiderare a quei tempi. Quindi un pensiero per il – Natale di sempre – ma anche riconoscenti per il benessere raggiunto, anche se con qualche ombra inevitabile.
Luisa Moraschinelli /dicembre 2008
Ringrazio chi mi ha concesso questo spazio e chi mi ha letto e mi legge,
permettendomi di tenere quel filo sottile, ma esistente, fra il passato e il presente.
A tutti BUON NATALE E BUONE FESTE
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