Quanto è faticoso realizzare il proprio sogno?
Ma quanto è faticosa la vita di una giovane ragazza il cui sogno è quello di diventare un’attrice? Quante tappe del percorso deve compiere, quanti successi e insuccessi, difficoltà ed emozioni?
È un viaggio in quattro monologhi quello che Alessandra Merico, attrice di origini pugliesi, diplomata all’Accademia internazionale di teatro di Roma, ha scelto per il secondo spettacolo in gara al Teglio Teatro Festival Valtellina. La rappresentazione, che si è tenuta nella sala della comunità della parrocchia tellina, descrive con ironia e autoironia la situazione contemporanea del teatro e gli ostacoli che gli artisti incontrano quasi quotidianamente. Nel primo monologo Alessandra è una giovane che si sta preparando per un provino su uno dei testi forse più ambiti e desiderati dagli attori: “Romeo e Giulietta”. La ragazza prova e riprova per trovare il modo giusto di colpire e non essere “Fuori fuoco” (titolo dello spettacolo) ovvero chi non riesce a mettere a fuoco, chi perde l’attenzione nelle cose che fa. La recitazione viene accompagnata dalla musica di Eloisa Atti che, diventa co-protogonista dello spettacolo, non limitandosi soltanto a scandire i cambi di scena. Una scelta che, forse, non convince totalmente, nonostante la bravura di Atti, compositrice, cantante e musicista.
Nel secondo monologo si vede una Merico ormai diventata “grande”, rifiutata dall’Accademia, cresciuta a stage e seminari, in cerca di annunci di lavoro in ambito teatrale dove, però, compare sempre e solo la postilla “non budget”. Terza parte ancora più amara, perché l’attrice dalle “Tre sorelle” di Checov si ritrova a condurre un «approfondimento culturale» sulla telenovela “Segreti di Latina” riassumendo, fra esilaranti gaf, 3765 puntate. Ed eccoci all’ultimo monologo dove il provino, questa volta, che l’attrice deve sostenere è per delle pubblicità. L’attrice, ormai disillusa, si sposta da una parte all’altra con due sacchetti su cui sono disegnate la Tour Eiffel di Parigi e la bandiera inglese, ad indicare – interpretiamo noi - più che una carriera internazionale, un desiderio di poterla avere. Per lei, però, il successo non verrà mai, a differenza dell’uomo di cui è innamorata da una vita – mai presente fisicamente sulla scena, ma evocato da un oggetto di scena, ovvero una sciarpa beige – che diventerà un attore cinematografico e si unirà ad un’altra donna.
Interessante ma non semplice (visto il rischio della banalità) il filone scelto da Merico, che ha anche scritto la sceneggiatura dello spettacolo.
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