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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 23-11-12, 08:05   #1
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Predefinito Ad Aprica targa per gli "eroi umani"

La targa posata sul monumento ai Caduti di Aprica ha assunto molti significati: ha voluto essere un modo per ricordare gli anni della seconda guerra mondiale quando circa 300 ebrei vissero ad Aprica, un modo per dire grazie a chi, con eroismo e forte senso di solidarietà, ha messo a rischio la propria vita per loro, un modo per ribadire ancora oggi l’importanza della pace. I personaggi, che sono stati ricordati con commozione e che compaiono sulla lapide, sono don Giuseppe Carozzi che, all’annuncio dell’armistizio proclamato l’8 settembre 1943, organizzò la fuga in Svizzera degli ebrei con il consenso e l’appoggio del capitano Leonardo Marinelli della Guardia di Finanza di Tirano, con l’aiuto e la protezione del brigadiere dei Carabinieri Bruno Pilat (pluridecorato e medaglia d’argento al merito civile), del vice brigadiere Massimo Apollonio e dei carabinieri Gaston Giustetto, Angelo Balsamo e Giuseppe Pina. «Gli aprichesi devono essere orgogliosi di questa parte della loro storia – ha detto il sindaco di Aprica, Carla Cioccarelli – che ci insegna la solidarietà con cui i nostri nonni, superando l’handicap linguistico e geografico, hanno accolto quelli che loro chiamavano “zagabri” e li hanno aiutati, facendoli sentire parte della comunità. Gli uomini che oggi ricordiamo e molte persone del paese non hanno poi esitato a mettere a repentaglio la propria vita per salvare quella di 230 ebrei che sono stati portati, attraverso gli Zapei, al passo Lughina o al col d’Anzana fino in Svizzera». Fra questi aprichesi c’era Attilio Bozzi presenti ieri che, interpellato sul perché si fosse prestato per il gruppo di “zagabri”, ha risposto: «Perché me lo aveva chiesto don Carozzi». Atti di eroismo, questi, come li ha voluti definire il viceprefetto, Salvatore Angieri: «Sono fatti che ci riempiono d’orgoglio. È bene lasciare alla nuove generazioni il ricordo di chi non solo ha salvato gli ebrei, ma ha anche gettato le basi del nuovo Stato». Il colonnello Pierluigi Gabrielli, comandante dei Carabinieri di Sondrio, si è soffermato più sul valore civile che quello militare dimostrato da chi ha agito in quegli anni, soprattutto se si pensa alle difficoltà quotidiane di gente di montagna che viveva 70 anni fa a 1.200 metri. «La vita non era facile come oggi – ha detto -. I nostri figli non sono abituati ai sacrifici e alla fatica. Ma questo rendeva tutti più uniti. Mi è piaciuto sapere che Papa Pio XII ha cercato di aiutare alcuni ebrei portandoli ad Aprica, lo stesso Papa che ha dato a noi Carabinieri il patrona Virgo Fidelis».
La storia di quanto accadde negli anni Quaranta del secolo scorso è stato Vanni Farinelli, presidente della sezione tiranese dell’Associazione nazionale Carabinieri, a raccontarlo ieri, davanti alla targa benedetta dal parroco don Augusto Azzalini e dopo l’onore ai caduti gridato dal nuovo comandante della stazione dei Carabinieri di Aprica, Maurizio Magnani. Ma c’è un altro modo per conoscere quei momenti grazie alla pubblicazione del libro “Una seconda vita” di Alan Poletti voluta dal Comune di Aprica con il coordinamento di Bruno Ciapponi Landi del museo etnografico tiranese. Poletti, fisico nucleare che vive in Nuova Zelanda ma ha origini villasche, ha descritto la vicenda con un metodo rigoroso e scientifico, attingendo all’archivio di Stato di Roma e a quelli parrocchiali le informazioni, unite al racconto di chi ancora c’è. Il risultato è un libro storico e denso di umanità che emoziona e informa. «Io ho avuto la fortuna di salvare questa storia dall’oblio – è il contenuto del messaggio di Poletti, letto ieri dal sindaco di Aprica -, perché un popolo non può vivere senza conoscere la sua storia».
Il libro, donato dal Comune agli studenti delle scuole affinché lo leggano e apprendano il senso di sacrificio e fratellanza contenuto nei fatti narrati, racconta il soggiorno degli ebrei ad Aprica e la loro fuga, mentre appendici finali illustrano il numero degli internati, lettere, elenchi, questionari per concludere con un apparato fotografico.
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