Fondazione Camagni: in tre si dimettono
La notizia era circolata nei giorni scorsi, ma ora è ufficiale: hanno rassegnato le dimissioni dal comitato di gestione della Fondazione Camagni il vicepresidente Narciso Zini, i consiglieri Fabrizio Rossatti e Matteo Muzio (comunicate, nel suo caso, già dal 27 marzo scorso). Restano il presidente Clotildo Parigi e il consigliere Annamaria Saligari. Chiaro il motivo: la mancata alienazione dell’ex cinema Italia di cui si imputa la responsabilità al presidente Parigi, che pur avendo «i poteri necessari all’espletamento di ogni formalità richiesta per la stipulazione dell’atto di vendita» e, nonostante sia scaduto da quasi tre anni il termine del 10 maggio 2009 indicato da Giandomenico Ciapparelli, non ha ancora fatto nulla. «Ciò appare imputabile o alla negligenza di Parigi – scrivono -, oppure all’eventuale inadempimento del soggetto proponente nei cui confronti, in quel caso, Parigi non avrebbe colpevolmente assunto le conseguenti iniziative a tutela degli interessi della Fondazione». Peraltro la giustificazione addotta sui fattori che impediscono la stipula del rogito (presenza delle situazioni locative Rinaldi e Battaglia) riconduce, secondo i tre, comunque alla responsabilità esclusiva di Parigi, visto che il comitato aveva dato mandato a Parigi di verificare la situazione contrattuale delle locazioni Rinaldi e Battaglia e di provvedere agli atti necessari al rilascio in tempo utile dei locali locati. «La problematica, ad oggi, avrebbe potuto essere agevolmente risolta ferma restando la pretestuosità e strumentalità della stessa», aggiungono, ricordando come nel “bando” l’immobile non era stato promesso come libero. Al momento dell’offerta, il proponente era a conoscenza della presenza dei conduttori, con cui peraltro ha riconosciuto di aver preso contatti diretti. Il 10 maggio 2009, termine ultimo indicato per la conclusione dell’atto notarile, la situazione inquilini era identica a quella odierna. «Nonostante le chiare direttive di noi consiglieri, costituenti la maggioranza dei componenti del comitato – si legge nella missiva -, sul soggetto con cui perfezionare il rogito (Ciapparelli) ed alla estraneità della Fondazione rispetto al procedimento di presentazione del Pii da parte del soggetto acquirente, Parigi ha reiteratamente agito su un piano parallelo, giungendo addirittura a preannunciare le sue dimissioni in caso di non condivisione della sua idea». “Promessa” non mantenuta, pur a fronte dell’approvazione di una linea opposta alla sua. Zini, Muzio e Rossatti fanno presente che, fin dal giugno 2011 Parigi, «all’insaputa del comitato di gestione e senza alcuna autorizzazione da parte dello stesso», in nome e per conto della Fondazione ha conferito delega a Va.Mi.Ro. Hotels s.r.l., soggetto estraneo alla procedura di vendita e diverso dall’unico aggiudicatario, a presentare un Pii per l’ex Cinema Italia, delega che deve pertanto ritenersi «arbitraria, illegittima ed esorbitante dai poteri» a lui attributi, con conseguente invito a volerla revocare. Inoltre il clima nel comitato è «inaccettabile» ogniqualvolta si affrontano tematiche che coinvolgono la responsabilità di Parigi nella vicenda, «che non si intende condividere né sotto il profilo morale, né sotto quello giuridico» o quando «si esprimono opinioni diverse dalle sue o si assumono decisioni non collimanti con il suo volere». Da qui la «totale sfiducia» dei tre consiglieri nei confronti della gestione di Parigi, per ragioni sia di merito che di metodo, «sfiducia che avrebbe dovuto imporre le sue dimissioni dal ruolo di presidente e che, in difetto delle stesse, rende impossibile la prosecuzione del rapporto».
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