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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 10-07-11, 15:21   #1
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Predefinito Il ritorno dell'orso: rimborsi e precauzioni

L’attivazione da parte della Regione di un’assicurazione per il rimborso dei danni che gli agricoltori, allevatori o apicoltori dovessero subire; la predisposizione di recinzioni potenziate o elettrificate per la protezione degli alveari, mentre nel caso delle greggi sarebbero necessarie due recinzioni, interna e una esterna; la presenza ad ora di un solo “cane da caccia all'orso”, animali diffusi in Trentino dove vengono usati per allontanare gli orsi che si avvicinano troppo al centro abitato (cosa mai capitata in provincia di Sondrio naturalmente).
La provincia di Sondrio si sta attrezzando alla presenza, ormai confermata, dell’orso sul territorio con due soggetti in spostamento: uno nella zona di Sondrio-Morbegno ed uno in Alta Valle. Il primo dei 50 appuntamenti in programma nelle province di Sondrio, Brescia e Bergamo – per organizzazione di Ersaf su incarico della Direzione Generale Sistemi Verdi e Paesaggio di Regione Lombardia – si è tenuto venerdì sera proprio a Sondrio. Fra il pubblico numerosi cacciatori – che, però, hanno partecipato più per interesse nei confronti del nuovo arrivo che per eventuali timori – e, a sorpresa, qualche apicoltore che, al contrario, ha chiesto rassicurazioni sui possibili danni dovuti alla predazione degli apiari. «E’ da parecchi anni che abbiamo a che fare con gli orsi che se da una parte sono indice di buona salute del territorio lombardo, dall'altra sono animali che l'uomo per anni ha combattuto – ha affermato Elena Tironi della Regione Lombardia, dopo la presentazione di Italo Buzzetti della sede Ersaf di Morbegno -. La situazione è cambiata, ma sono rimaste paure ataviche e pregiudizi. Con il progetto “Life” la Regione tenta di fare coordinamento a livello regionale per dare supporto alle varie amministrazioni. È giusto che la gente sia informata e che si comprenda cosa sia in realtà l'orso». Lo ha spiegato Mauro Belardi di WWF Italia, precisando come l’orso sia un marchio di qualità ambientale che non impone alcun vincolo ambientale. «Qualche cacciatore potrebbe chiedermi: potremo cacciare l'orso? Un domani, forse – ha detto -. Ora dobbiamo proteggerlo e il futuro potrebbe vederlo diffuso, visto che le Alpi sono ambiente idoneo. Bisogna anche essere onesti e dire anche che l'orso è un animale potenzialmente pericoloso: è più forte dell’uomo, corre veloce, si arrampica sugli alberi, ma è anche schivo e non aggressivo. Se cacciato, diventa molto pericoloso. I cacciatori, cercatori di funghi e pastori sono quelli che lo incontrano maggiormente».
Proprio per gestire i problemi di convivenza, aumentando la prevenzione dei danni, sensibilizzando e informando chi abita in montagna e definendo criteri comuni per gestire eventuali soggetti di orso particolarmente confidenti è attivo il progetto Life che in provincia muove i “primi” passi concreti. A breve verranno definiti i criteri per l’assegnazione degli indennizzi dovuti alla predazione del plantigrado e ai danni alle strutture. Per quanto riguarda la destinazione dei recinti (la cui disponibilità per ora è limitata), essa verrà concessa in comodato a chi ha già avuto danni o chi opera nella zona in cui l’orso si trova. Informazioni maggiori verranno fornite nei prossimi incontri diretti al target più interessato: allevatori e apicoltori, operatori turistici, pubblico generico, istituzioni e media.

I CACCIATORI
«L’orso non è un concorrente dei cacciatori. Tutt’altro. Dunque la sua presenza è gradita». Esprime il suo personale punto di vista, che però accomuna quello di tanti altri della categoria, Ernesto Ceribelli, cacciatore di Sondrio. Lui che, peraltro, l’orso ce l’ha “avuto” dietro casa sua, in zona Ponchiera.
«La presenza dei cacciatori sul territorio, che sono quei cittadini che sanno non solo vedere ma anche osservare l’ambiente, è utile per percepire i segni del plantigrado che un turista qualunque non vede – spiega Ceribelli -. C’è sempre da imparare leggendo il libro della natura. Quando ci sono delle novità, sono sempre le benvenute, perché danno motivo di rinnovare la vita del bosco. Ben venga l’orso, dunque». «Questo animale non è assolutamente un concorrente dei cacciatori – dice ancora – e, anche se lo fosse, dobbiamo riconoscere che la selvaggina e la preda prima di essere dei cacciatori sono di diritto dell’orso. Noi ci accontentiamo di quelle che vengono dopo. Al contrario preoccuperebbe l’idea di qualche dissennato di avere invece le linci che creerebbero una concorrenza sleale. La lince vorrebbe 150-200 caprioli all’anno, mentre l’orso mangia la carcassa di qualche animale già morto». Dunque tutte le carte in regola ci sono per il ritorno dell’orso secondo il cacciatore.
«Sono anche apicoltore e se l’orso dovesse venire a mangiarmi le api o 10 kg di miele lo riceverei come una piacevole storia da raccontare agli amici, gli direi: “Buon appetito ma non tornare un’altra volta”. Lungi da me l’idea di eliminare questa presenza».

GLI APICOLTORI
«Ci rallegra la presenza dell’orso, ma abbiamo bisogno di sapere come comportarci. Non vorremmo ridurci come chi ormai non fa neanche più domanda di indennizzo per i danni da cervo tanto è lo stesso…». Gianpiero Moltoni, apicoltore di Villa di Tirano, parla come gruppo Api Lombardia ed esprime le sue perplessità su come gestire il ritorno del plantigrado in valle. «Che l’orso mangi il miele è una favola che raccontiamo ai bambini, perché sappiamo bene che l’orso mangia la covata – prosegue Moltoni -. Dunque vorremmo capire qual è il piano d’azione che si intende seguire per non incorrere in problemi dopo. Le assicurazioni coprono la perdita di produzione o solo quella del materiale? E a quanto ammonterebbero? Dopo un’aggressione ad un alveare con capovolgimento dello stesso, è necessario che le verifiche avvengano subito altrimenti i danni sarebbero maggiori. Nel caso venga assalita una pecora, per fare un esempio, l’allevatore percepisce il valore dell’ovino, cui toglie il costo dello smaltimento della carcassa. Nel caso degli apiari, invece, mi pare che non sia stata quantificata l’entità del danno». E prosegue: «Per quanto riguarda le recinzioni, invece, si possono ottenere in comodato solo dopo aver subito il danno. Inoltre nella provincia di Sondrio è diffuso il nomadismo degli apiari in alta montagna. Nel mio caso in Valfontana ho 42 alveari su 5 apiari, dunque circa 200 alveari in punti diversi, sarebbe impossibile mettere 5 recinzioni. D’altra parte in caso di aggressione, per me che di questo lavoro campo, sarebbe un disastro…. ». Dubbi che troveranno risposta a settembre in un incontro rivolto a agricoltori e allevatori.
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