Bernardino Luini e i suoi figli
A Bernardino Luini viene attribuita la lunetta con la Madonna e San Maurizio sul portale della chiesa parrocchiale di San Maurizio a Ponte in Valtellina. E delle opere del noto artista, dal 10 aprile al 13 luglio, si tiene a palazzo Reale di Milano la mostra “Bernardino Luini e i suoi figli”, curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa. Il racconto della mostra verrà eccezionalmente proposto martedì 3 giugno, alle 18, nella Sala dei Balli di palazzo Sertoli di Sondrio – grazie all’organizzazione di MVSA, fondazione Credito Valtellinese, Amici del museo e Società storica valtellinese – proprio da Agosti e Stoppa.
La mostra, ospitata nelle sale del piano nobile di palazzo Reale e nella sala delle Cariatidi, racconta l’intero percorso dell’artista, dalle ricerche giovanili ai quadri della maturità, con un occhio costante, da un lato, al lavoro dei suoi contemporanei (Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea Solario, Giovanni Francesco Caroto, Cesare da Sesto e molti altri); dall’altro, alla traiettoria artistica dei figli di Luini, e in particolare del più piccolo Aurelio. Un intero secolo di arte lombarda va dunque in scena a palazzo Reale, attraverso tele, tavole, disegni, affreschi staccati, arazzi, sculture in legno e in marmo, codici miniati, volumi a stampa.
Il percorso espositivo presenta una selezione di duecento opere provenienti soprattutto dalle raccolte milanesi (dalla Madonna del roseto della Pinacoteca di Brera al Gesù Bambino dell’Ambrosiana, dal Sant’Antonio del Poldi Pezzoli al ciclo con i ritratti sforzeschi del Castello Sforzesco), ma integrate da significativi prestiti europei (per esempio dal Louvre e dallo Jacquemart-André di Parigi, dall’Albertina di Vienna, dal Szépművészeti Múzeum di Budapest) e americani (dai musei di Houston e di Washington). Il progetto, oltre ad essere la più grande retrospettiva mai dedicata a uno dei protagonisti dell’arte del Cinquecento in Lombardia, è anche una saga famigliare, quella di Bernardino e dei suoi figli appunto, che vivono in un contesto in cui l’attività artistica è un mestiere, con regole ben precise. «La mostra intende dare atto di questa concretezza dell’agire dell’artista, dentro le pratiche di bottega: un modo di procedere ben diverso dalle mitologie romantiche», affermano i curatori.
«Tratto questa mostra come se Bernardino Luini fosse un pittore contemporaneo – spiega l’architetto Piero Lissoni –. Ho usato la presenza di monoliti molto efficaci per allestire un’esposizione di circa 200 opere, le quali non toccano mai le pareti. Mi piace l’idea che i dipinti siano leggermente fuori contesto e che dialoghino con palazzo Reale attraverso un intermediario, le grandi quinte appositamente create».
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