Le città e la danza
Nel libro di Calvino “Le città e le fiabe” sono quelle che mancano, ma non poteva che esserci prologo migliore al saggio spettacolo liberamente ispirato per l’appunto a “Le città invisibili” di Italo Calvino del Centro Danza Free Movement di Villa di Tirano. Se le città sono invisibili, magari c’era anche quella delle fiabe, chi lo sa. Sicuramente al teatro Mignon – giovedì e ancora sabato scorso - l’apertura dello spettacolo in tre atti è commovente con le piccole della scuola di danza, diretta da Martina Medde ormai da sette anni, come tanti usignoli e cappuccetti rossi e, sullo sfondo, una finestra aperta sul mare. “Le città continue” portano sul palco, invece, le “grandi” che immergono in quell’atmosfera ovattata di un posto dove tutto si ripete, dove si è come già stati, tutto non comincia e non finisce. E ancora “Le città nascoste” al contrario mettono in luce tre allieve delicate nel loro abito bianco, “Le città e la memoria” e “Le città e il cielo” sono un rutilante entusiasmo di grazia e tenerezza, su cui predominano Federica Magro (Marco Polo) e Lucia Orgnoni (Kublai Kan).
Il classico-neoclassico del primo tempo (coreografie di Medde) cede il passo al contemporaneo del secondo atto dove lo sfondo cambia con un mega telo rappresentate una metropoli. Anche il ritmo cambia, perché ne “Le città e gli scambi” la velocità e il fervore crescono. La danza regala attimi di piacevole sogno agli spettatori (il teatro è gremito) e pure un messaggio estratto da Calvino: «L'inferno dei viventi non qualcosa che sarà; se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio». Ballerine bendate richiamano a “Le città e gli occhi” a quelle sottili e al desiderio in un cambio veloce di brani musicali da “Rien de rien” a “Satisfaction” a “Stand by me” e coreografie (di Federica Esposito) giocate con gomitoli di lunghi fili che le ballerine intricano e dipanano con leggerezza.
Eccoci al terzo atto. La climax raggiunge l’apice con “Fresh Style”, saggio di modern e hip hop con nove parti e coreografie di Francesca Turano. Il pubblico lascia la levità di prima per entrare nell’esplosione di musica e balli che oggi accendono le giovani. Particolarmente accattivante il “Fightin robots”, simpatico il “Red vs white” con la contrapposizione del rosso dei diavoli e il bianco degli angeli. La chiusura di “Freedom” è un inno alla libertà (di movimento e sport).
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