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Vecchio 17-05-06, 08:13   #1
Luisa
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11).p.ta – mantenersi vivi – in onda a Radio Più il 19 prossimo

Non è una battuta, ma anche questo è una funzione del – ciapas par mà, - prendersi per mano e guidarsi. La volta scorsa abbiamo parlato della necessità di pianificare il nostro piccolo bilancio (inteso quello garantito dalla pensione). Preso conoscenza, dopo averlo piazzato, possibilmente al sicuro, fare in modo che nel nostro programma vengano parificate entrate e uscite, su quanto entra mensilmente, separando, se possibile, la liquidazione come riserva per gli imprevisti futuri.
A questo punto ritorniamo al nostro programmino con il preciso impegno, non quanto del fare più o meno, ma di metterci del nostro per mantenersi vivi. Tutti abbiamo degli esempi di persone in forma che dopo un mese o due che sono in pensione, già sono irriconoscibili, come sprofondati in chissà quali fondali. Questo perché non si sono preparati e non mettono la volontà a continuare a vivere. Certo, da pensionato, come abbiamo cercato di dire fino qui, le situazioni cambiano. Oltre a dover decidere del fare o del non fare, di fare una cosa piuttosto dell’altra, cambia anche il valore di quanto avevamo sognato. Gli stessi piaceri non hanno più la stessa attrattiva; infatti per godersi il riposo, bisogna essere stanchi, per dormire bisogna aver sonno, per mangiare con gusto bisogna aver fame, per viaggiare occorre comunque energia e volontà. Situazioni che quando si lavorava venivano da sé, anzi erano esigenze sempre insoddisfatte . E allora? rimettersi a lavorare da mattino a sera? privarsi del sonno, rinunciare a abbuffarsi? No, ma cercare in se stessi, nella pratica quello che basta per non farsi trascinare sempre più giu, per mantenersi vivi cercando di mettersi quel pizzico di volontà per stare a galla, per reagire, anche là dove saremmo tentati di lasciarsi andare, di appoggiarsi agli altri, di abbandonarsi al dolce far niente. Mantenere attiva la volontà che è anche esigenza fisica. Pensiamo alla macchina lasciata inerme per tanto tempo. Avrà sempre più difficoltà a fare la propria funzione. Così, succede alla nostra macchina umana, sia per quanto riguarda il fisico che la mente. Per questo l'impegno a tenersi attivi deve continuare e non per obbligo, ma convinti della necessità. Le occasioni non mancano sia all’interno della propria casa, e fin che si può, mantenere il diritto a essere – al regior o la regiora – (come dicevano una volta) in casa propria, pur tenendola aperta a figli e nipoti. E quando non si può più? La casa di riposo, o il vivere da soli, per quanto si dica, non sono le soluzioni peggiori. In ogni caso vale la pena reagire, senza piangerci sopra ma accettare con serenità la condizione in cui la vita ci ha portati, condizione il più delle volte imposta dalle circostanze, ma non per questo prenderla come un castigo, ma sfruttare anche le piccole occasioni che ci offre, giorno per giorno, per mantenersi vivi. Va tutto a vantaggio proprio.
(testo inserito in www.abriga.it)
Poesia - as mór apena quando l’e la so óra – da “Fineströl”, pag.43
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