Piano cave provinciale. Ora l'Ue indaga
L’Unione Europea indaga sul piano cave provinciale. Ha avuto un suo primo esito l'interrogazione sul piano cave provinciale di Sondrio, con particolare riferimento al caso del progetto a Bianzone, presentata da Andrea Zanoni, eurodeputato Alde e membro della commissione Envi Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. «La Commissione è consapevole dell’omissione delle valutazioni ambientali strategiche per i piani cave provinciali della Lombardia (Varese e Bergamo), che riflette il recepimento tardivo della direttiva in Italia – ha risposto il commissario Ue all'Ambiente Janez Potočnik -. Nel quadro dell’indagine la Commissione ha chiesto informazioni sull’applicazione della direttiva Vas a tutti i piani cave provinciali della Lombardia, anche per la provincia di Sondrio». Soddisfatto Zanoni che ha sposato la causa e ritiene questo uno dei «casi più eclatanti di ferite inferte al territorio in totale disinteresse delle norme ambientali – afferma -. Mi auguro che Bruxelles vada fino in fondo in questa faccenda accertando tutte le responsabilità, pubbliche o private che siano».
Zanoni aveva denunciato alla Commissione europea la mancata applicazione della procedura di Valutazione ambientale strategica del piano cave della provincia di Sondrio approvato prima dal consiglio provinciale e poi dalla regione Lombardia. «Per giustificare l'omissione della Vas, la Provincia di Sondrio ha affermato che il piano cave vigente non doveva essere assoggettato alla procedura di valutazione ambientale strategica per un cavillo burocratico», ricorda Zanoni. In pratica con un comunicato del 2 marzo 2012, la Provincia sosteneva che il piano cave vigente «non doveva essere assoggettato alla procedura di valutazione ambientale strategica in quanto la seconda parte del decreto legge n. 152 del 3 aprile 2006, concernente le procedure per la Vas, era entrata in vigore solo il 31 luglio 2007». Una decisione contestata dal Comitato per la tutela e la valorizzazione del territorio agricolo di Bianzone. «Bisogna tenere in considerazione – aggiunge Zanoni - che quasi la metà di questi ambiti è concentrata vicino al corso dell'Adda, tra Bianzone, Teglio e Castello Dell'Acqua, in zone di elevato pregio agricolo, ambientale e paesaggistico». Il Commissario Ue all'Ambiente ha confermato questo stato di violazione delle norme UE e chiesto informazioni alle autorità italiane per quanto riguarda tutti i piani cave provinciali della Lombardia. «Adesso vediamo quali saranno le conseguenze di questo ennesimo caso di sfruttamento del territorio e di menefreghismo delle norme ambientali da parte di autorità locali e regionali italiane», conclude l'eurodeputato.
La provincia di Sondrio ha intrapreso la revisione del piano cave già nel 2007 e, con una successiva delibera della giunta provinciale nel 2008 ha avviato la valutazione ambientale strategica (Vas) per la revisione del piano cave – settore inerti – che rientra nei settori definiti dalla direttiva europea 2001/42/CE. Da allora, però, non è stata effettuata alcuna VAS e valutazione delle qualità agricole, ambientali e paesaggistiche delle aree interessate. Tuttavia, la Regione Lombardia ha ugualmente approvato il piano cave provinciale di Sondrio per il settore sabbia e ghiaia, che prevede ben 15 ambiti territoriali estrattivi per una superficie occupata di circa 100 ettari, praticamente tutti nel fondovalle.
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