Quando la politica rompe l'amicizia
Impostare uno spettacolo sulla corrispondenza fra due amici che abitano uno in America (Max) e uno in Germania (Martin) è di per sé una scelta ardua, perché significa far intervenire alternativamente gli attori nel raccontare il contenuto della propria lettera, senza mai dialoghi diretti. Il ritmo può risultare affaticato e, di fatti, i primi venti minuti dello spettacolo “Destinatario sconosciuto”, andato in scena a Sondrio per il Giorno della Memoria, procedono lenti. Quando però il tema entra nel vivo – l’amicizia si incrina e poi si rompe per colpa della diversa ideologia sul nazismo – la “barriera” della lontananza virtuale e reale viene superata dalle emozioni che vengono suscitate da Marco Pagani e Massimiliano Lotti.
Sulla scena una galleria di quadri (quella per cui i due amici lavorano) e che rappresenta il trait d’union, in particolare un quadro con dipinta una frattura rossa che i due attori prendono e spostano in momenti diversi. Nella trama Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, amici e soci in affari, si separano quando il primo decide di lasciare la California per tornare, con la famiglia, a vivere in Germania. Siamo nel 1932. Comincia una corrispondenza caratterizzata da lettere colme di partecipazione affettiva perché con un amico si può «condividere emozioni, trovare calore, comprensione», con un amico «gli egoismi sono incomprensibili». Qualcosa cambia, però. La Germania è pervasa di povertà e Hitler agli occhi di Martin è come «una scossa elettrica», la «guida» che può portare ad un futuro migliore. Il problema degli ebrei diventa così solo un «dettaglio» per Martin che prima era un «liberale americano che non fa nulla» e ora è un «patriota tedesco pronto all’azione». Parole che Max non può accettare e così l’amicizia non può più essere comprensione. Max torna a scrivere a Martin quando teme che la sorella Criselle sia stata catturata a Berlino, perché a Max torna indietro la missiva inviata alla ragazza con il timbro “destinatario sconosciuto”. Chiede un aiuto, in ricordo dell’antica amicizia, per salvare la sorella, ma Martin non può farsi scoprire e lascia che la catturino. Si consuma così la vendetta di Max che, con una raffica di lettere inviate a Martin e poi intercettate dai nazisti, allude ai legami di Martin e al rapporto di lavoro con gli ebrei d’America. È la fine. L’ultima lettera torna indietro a Max e questa volta il “Destinatario sconosciuto” (titolo dello spettacolo) è Martin. Non è (solo) denunciare l'orrore lo scopo del testo, ma quello di indagare l'animo umano di fronte alla crisi, al cambiamento, agli interrogativi che la situazione politica impone. E' mostrare le debolezze, le fragilità dei sentimenti e dei legami e in questo Pagani e Lotti ci sono riusciti benissimo.
|