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Vecchio 23-01-13, 08:08   #1
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Predefinito "L'ultima notte di Bonhoeffer" stasera a Ponte

«Straordinario attore-narratore», «Scatta un vero salto emotivo grazie alla poesia con cui Pino Petruzzelli racconta», «Davanti al racconto di Petruzzelli si è costretti a fermarsi».
Sono alcuni dei commenti allo spettacolo “L’ultima notte di Bonhoeffer” scritto e interpretato da Pino Petruzzelli con musiche di Arvo Part. L’attore sarà ospite, infatti, delle biblioteche di Ponte in Valtellina e Chiuro per la giornata della memoria mercoledì 23 gennaio (alle 21) al teatro Vittoria di Ponte. «Per il terzo anno proseguiamo questa proficua collaborazione fra le due biblioteche – spiega il presidente di quella pontasca, Claudio Franchetti – che ci consente, in un momento in cui le risorse sono scarse, di unire le forze per offrire proposte interessanti». È il caso dello spettacolo di mercoledì prossimo che mette in scena l’ultima notte di vita uno dei maggiori teologi del ‘900: Dietrich Bonhoeffer, il pastore luterano che finì la sua vita nel lager di Flossenburg. La sua colpa fu quella di aver partecipato alla resistenza contro Hitler e predicato a favore dell’assunzione di responsabilità.
«Che senso ha vivere se non in funzione dell’altro in difficoltà – si domandava il teologo -? Come restare indifferenti davanti all’assassinio di milioni di esseri umani? Come il male che compie Hitler è frutto di scelte e azioni umane, così l’agire per il bene è anch’esso frutto di scelte e azioni umane. I nostri fratelli ebrei e Dio ci chiamavano all’azione. E io non potevo restare sordo alla loro chiamata». Le sue ultime parole, prima di avviarsi con calma e tranquillità al patibolo nel lager di Flossemburg, furono: «Questa non è la fine. E’ solo l’inizio di una nuova vita».
Dietrich Bonhoeffer, il teologo contro Hitler, come lo ha definito Eraldo Affinati fu, prima di tutto, un uomo che scelse di andare in direzione opposta a quella della maggioranza nazista. «Anche se tutti vanno in una direzione, io no», disse infatti. Bonhoeffer fu capace di fare cose non diverse da ciò che pensava o diceva.
Pino Petruzzelli dà voce e corpo ai pensieri, alle meditazioni, alle riflessioni e alle poesie di una delle più alte menti del 1900.
«Cosa ho imparato da Bonhoeffer – dice di lui Eraldo Affinati -? Spendersi, contar niente, sporcarsi le mani, lasciarsi trafiggere dal punto di vista altrui, essere pronto a perdere tutto e ricominciare da capo. Dietrich Bonhoeffer mi ha insegnato la qualità dell’impegno quotidiano, l’importanza del lavoro che abbiamo scelto, l’umiltà del confronto e la difesa della dialettica, pensare se stessi in un contesto del quale assumersi la responsabilità».
L’ingresso è gratuito (posti disponibili 200).
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