Toponimi tellini: raccolti oltre 2000
Sono più di duemila i toponimi raccolti nell’inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi, il 36esimo numero edito dalla Società storica valtellinese, che riguarda il Comune di Teglio. Un lavoro di raccolta e schedatura che ha impegnato la biblioteca comunale Elisa Branchi e la sua presidente Maria Rosa Menaglio ben sei anni, a partire dunque dal 2005. Nei giorni scorsi il volume – 371 pagine, il più poderoso fra quelli pubblicati – è stato dato alle stampe solo qualche settimana fa. L’importante ricerca ha visto coinvolti numerosi rilevatori, tutti volontari (150 persone), fra cui insegnanti e studenti delle scuole del comune di Teglio che hanno setacciato il territorio rilevando tutti i nomi dei luoghi incontrati nel corso della perlustrazione delle frazioni in cui articola il comune. Andreina Tidori, che ha curato l’introduzione, si è occupata dei toponimi storici, consultando archivi di stato, archivi parrocchiali ed estimi catastali; i ricercatori si sono mossi sul territorio su fonti orali con il contributo di un’équipe di persone. Ed ecco ora il volume che non è semplicemente una raccolta, ma un approfondimento, un’analisi a vasto spettro. Gianluigi Garbellini firma l’introduzione storica, Mario Giovanni Simonelli quella della preistoria, protostoria e romanità tellina, Roberto Ferranti ha contribuito con un intervento sul paesaggio vegetale e Remo Bracchi con il profilo del dialetto. Di fatto quella compiuta è, per dirla con Tidori, «un’operazione salvataggio». «La ricerca, che può apparire forse solo un repertorio a chi la osserva dall’esterno, senza avere ricorsi e legami con il paese – dice ancora la professoressa -, è risultata appassionante e ricca di stimoli per coloro che l’hanno attuata. Il territorio preso in esame, che corrisponde all’intero comune di Teglio e si estende dalle Retiche alla Orobie per 115,23 km, per la sua vastità ha dato origine a differenti aree linguistiche che si distinguono dal dialetto prevalente nel capoluogo, anche per ragioni storiche». Le prime ricerche condotte negli archivi facevano emergere una costante: la continuità della trasmissione dei cognomi e degli “scutum” attribuiti alle famiglie che sono giunti inalterati finora attraverso le generazioni. I nomi delle proprietà e dei luoghi, trascritti in passato sui registri notarili e catastali ancora reperibili, invece, non sempre trovano riscontri puntuali nel presente. Il repertorio registra molti toponimi simili in aree differenti (dòs, funtàna, pra, sélve). Il gruppo più numeroso è costituito dalla voce “ca” (casa, case), seguito in genere dagli “scutum” o dai cognomi dei proprietari. Le informazioni ricavate dai documenti hanno permesso di tracciare anche un importante quadro ambientale, una storia minore rispetto a quella ufficiale, ma non meno significativa da cui emergono vita, lavoro, alimentazione, proprietà.
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