La piattaforma del pensionato, 18° p.ta “Vivere da soli o in famiglia il pensionamento?”
Vivere da soli o in famiglia lasciato il lavoro, nella fase del pensionamento è quasi una domanda inutile in quanto, nella maggior parte dei casi sono le circostanze a decidere e solo raramente siamo in grado di farlo noi. L’essere soli può dipendere da tanti fattori, forse lo siamo già da prima o per la dipartita di uno o l’altro dei coniugi o perché già soli da tempo. Rimanere inseriti nel nucleo famigliare, dipende anche da come è composta, a quel punto la famiglia; se ci sono ancora le condizioni di spazio, di accordo ecc…Quindi, nella maggior parte dei casi, il fatto di trovarsi soli o in famiglia nella nostra condizione di pensionati, non dipende da noi. Dipende invece da noi trovare quel punto ideale di adattarsi alla situazione, sia in un caso che nell’altro. Dobbiamo fuggire l’inclinazione a valorizzare una situazione a danno dell’altra, che sono luoghi comuni. Dobbiamo invece, anche sull’esperienza che si ha, guardandosi attorno e rendersi conto dei vantaggi e svantaggi di una situazione rispetto all’altra. Certo l’ideale sarebbe, ed è convinzione comune, quello di trovarsi entro la propria famiglia, ma anche qui ci sono dei ma. La famiglia non è solo il figlio o la figlia, ma cresce e potrebbero esserci anche problemi di spazio e i genitori o il genitore arrischia di creare problemi agli altri, di essere di peso e in ogni modo, se da una parte può ricevere i servizi necessari, dall’altra perde la propria libertà e difficilmente ha uno spazio tutto suo. Stessa cosa se si trova da solo, ha degli svantaggi, ma anche il vantaggio di non dipendere, di non essere di peso agli altri, di avere la propria libertà. Ma ripetiamo, sono discorsi superflui in quanto difficilmente dipende da noi la scelta, ma sono le circostanze a avere il sopravvento. Che sta in noi invece, e qui richiamo ancora lo slogan iniziale di – ciapas par mà – (prendersi per mano) attivarsi a fare una scelta nella situazione che la vita ci offre, quella di trarre il maggior vantaggio nello stato di vita in cui ci troviamo, ossia, accettarla con serenità senza piangersi addosso e poi mettere in atto tutte quelle possibilità che in ogni modo la vita ci offre per continuare, il meno male possibile, il nostro cammino per la pace e serenità di noi stessi e di chi ci circonda, sia che siamo in famiglia, che soli. C’è una terza possibilità, quella della casa di riposo, ma per quella c’è tempo, e ne parleremo, visto che dal pensionamento alla possibile durata della vita, c’è ancora un ventennio, secondo le statistiche. E qui termino questo ciclo di trasmissioni a Radio più e qui inserite in interne, sperando che la mia esperienza sia servita a chi mi ha gentilmente ascoltata o letta. Con ringraziamenti e auguri sperando, a Dio piacendo a chi mi ha dato questa possibilità, di trovare la porta aperta n autunno per riprendere la rubrica.
©Luisa Moraschinelli (ultima trasmissione in onda venerdì, 7.7.06)
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