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Al nos dialét Le poesie in dialetto Valtellinese

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Vecchio 01-11-08, 14:52   #1
Luisa
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Predefinito memoria storica abriga 40- commento poesia Novembre

Memoria storica abriga 40
Novembre
Commento alla poesia del mese
Facciamo, come d’abitudine un tuffo nel passato, anche in questo mese di novembre per vedere come viveva, questo periodo, la nostra gente negli anni 40. Le solennità più importanti di questo mese erano, come del resto ancora oggi, i Santi e i morti. L'attenzione principale era per i morti. Una attenzione che non si manifestava con i fiori, che non c’erano nemmeno da comperare, ma in preghiere, e in visita ai cimiteri. I bambini vivevano questi momenti influenzati da una particolare atmosfera..
Quella della visita al Cimitero del pomeriggio dei santi, era impermeata di una certa atmosfera di mistero. I nostri genitori soleva dirci che - si andava a prendere i nostri morti - da portare nelle nostre case. Quindi il rientro in casa avveniva non da soli ma accompagnati da queste anime che avevano un volto solo per chi li avevano conosciuti. Il loro suffragio, convinti che per buoni e santi che fossero stati, un passaggio purgatorio glielo risparmiava nessuno, per cui avevano bisogno di preghiere. A questo scopo si recitava il Rosario intero (ossia nelle tre parti) e poi, forse per marcare la presenza in casa, usavano lasciargli una scodella di minestra sotto il tavolo. Il giorno appresso, la visita collettiva era, nelle intenzioni, di ricondurre le anime dei nostri Morti al Cimitero. Alla bambini uscivano dal Cimitero con un certo sollievo, ritenendo che il posto giusto per i morti non era la casa terrena ma un'altra.
A novembre la gente si ritirava nelle stalle per ripararsi dal freddo (fatto eccezione dei pochi che disponevano della “stüua”). La fiamma del focolare non era più sufficiente. Nel calduccio della stalla, ognuno aveva un proprio modo per far passare il tempo che rimaneva, dopo aver svolto i propri doveri. Le donne occupate nelle varie fasi della lavorazione della lana, insegnavano alle bambine a fare le calze e produrre quegli indumenti indispensabile per ripararsi dal freddo, visto che non c’era possibilità di acquisti. Gli uomini, a parte quelli impegnati nel governare la bestie, quelli tornati dai cantieri, accettavano quel riposo quasi con un senso di colpa, non avendo altre possibilità di lavoro se non di portare a casa della legna, residuo del taglio del bosco. Per questo si servivano di una particolare slitta costruita a quel proposito.. I bambini trovavano il modo di giocare, mentre i più grandicelli, facevano i loro compiti e ascoltavano i racconti dei vecchi, tanto che la storia (vedi la prima guerra mondiale) più che impararla dai libri, l’apprendevano dai racconti di chi l’aveva vissuta.
Nelle case si era fatta più scorta possibile dei prodotti della campagna con patate, vèrze, segale per fare il pane, orzo, fagioli e, quale companatico oltre ai prodotti di latticini, quelli del maiale. A novembre la natura offriva un prodotto molto apprezzato, le castagne. Il limite delle selve è nella contrada di Liscedo, ma tanti ne avevano anche in altre zone verso la Motta e chi non ne aveva, si accontentava di andare a spigolare, ciò che era permesso solo dopo i Santi.
A quei tempi la castagna era un prodotto non di lusso, ma che integrava i pasti, specialmente della sera. Con una scodella di minestra o due patate “da la brua” si cenava. Il modo più allegro per cucinare le castagne era comunque quello dei “bras-cher” (caldarroste).
A novembre, per solito cadeva anche la prima neve e abbastanza abbondante rispetto ai nostri giorni. Certo non era attesa e apprezzata come oggi che è portatrice di pane. Allora era temuta, visto che mancavano le strutture adatte a ripararsi dal freddo. Vedi le abitazioni senza riscaldamento e lo scarso vestiario. Se si pensa che su per giù , si vestiva con gli stessi straccetti del resto dell’anno, fatto eccezione delle calze di lana e di qualche “magliotto”. Il tutto fatto in casa. Esclusi cappotti, giacche e già un lusso guanti o berretta, sempre fatti in casa. Anche i tipici “sciauac’” (scarponcini fatti dal calzolaio locale), era un lusso non di tutti. Le scuole erano riscaldate, ma la chiesa no. Eppure a Messa si andava ogni mattina prima della scuola. Se si pensa poi che a Messa e a Scuola ci andavano pure quelli delle contrade lontano. Per fortuna che strada facendo trovavano sempre qualche stalla dove entrare a scaldarsi prima di arrivare alla meta.
Luisa Moraschinelli/Aprica, novembre 2008

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