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Vecchio 25-06-12, 16:59   #1
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Predefinito "La cucinascia": ricette e non solo

Sembra di vedere, tenendolo in mano, uno dei quaderni di quinta elementare di una volta, quelli con la copertina nera e l’etichetta chiara contornata di colore rosso amaranto. Il nome anche sa di passato, “La cucinascia”, che però non è dispregiativo, indica l’ambiente dove si viveva e si svolgevano tanti compiti.
Un tuffo nel passato si è fatto a Bianzone sabato sera, dove è stato presentato il libro “La cucinascia” frutto del progetto “Mappare Bianzone”, proposto dall'Ecomuseo delle terrazze retiche alla Regione che ha riconosciuto dal punto di vista culturale e finanziato insieme ad altre iniziative sul territorio, come il libro sui mestieri prodotto dalla scuola e la ricerca dei toponimi, cui sta lavorando un nutrito gruppo di persone e che sfocerà in una pubblicazione. Il volumetto non può dirsi un semplice ricettario. «E’ diventato qualcosa di più grazie all'impegno di Vanda Cerveri per i testi e la ricerca e di Antonella Brinafico per le illustrazioni e le ricette scritte a mano – ha detto il vicesindaco, Mauro Castelanelli -. Queste iniziative danno emozione, perché rimandano alle radici di vita, di campagna, alle nostre radici contadine».
Michele Falciani ha fatto una presentazione del libro al femminile, per realizzare il quale Cerveri ha contattato più persone adatte per età a ritornare con la memoria a come si mangiava negli anni ’50. «Al primo approccio – racconta l’autrice – quasi sempre un po’ di reticenza: “Ma sa regordi pu gnent, am seva por laù” e poi, però, una parola dopo l’altra i ricordi affioravano. A volte veniva ricordato il nome del piatto, ma non il modo di cucinare o viceversa, e poi finalmente la frase: “Ècu adès al ma ve an mènt, ta disi mi cume l’è”. Una dopo l’altra le ricette hanno cominciato a prendere corpo». È seguito tutto un lavoro di confronto fra informazioni di origini diverse per rendere attendibile ogni ricetta. Ricette scritte a mano con pazienza certosina da Brinafico che ha corredato il libro con disegni e illustrazioni che rimandano con la mente al passato e che, sabato, si è improvvisata attrice nell’accompagnare il racconto di Cerveri e Luciana Colombini sul perché “La cucinascia” sia un volume semplice e prezioso. Il libro è diviso in 14 parti, ogni sezione è riferita ad un alimento preciso, di cui si spiegano coltivazione e utilizzo: grano saraceno, granoturco, segale, frumento orzo, prodotti dell’orto, patate, vigna, maiale, uova, frutta. E poi le ricette come fuiadi, fritulini, pulenta al furan, cui patati, cui tartifuli, pancot, pan dei munt, minestra de ors, taroz, vin coc, ris e lac', tripa, marsala all'uovo, farudi. «Pagine piacevoli, leggendo le quali – ha detto Falciani - si capisce come le persone vivevano, cosa mangiavano. Dovremmo recuperare da questo una lezione di vita, ritornare a mangiare alimenti genuini, senza cercare quelli confezionati e sempre alterati».
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